Home arrow Boxe italiana arrow Intervista al peso massimo Salvatore Erittu

Intervista al peso massimo Salvatore Erittu

Valutazione dell'utente: ONONONONON / 6
Peggiore Il migliore 
Scritto da Mario Salomone
lunedì, 25 luglio 2016

A circa un mese dal suo ultimo sfortunato match contro il temibile tedesco Franz Rill abbiamo raggiunto il pugile italiano Salvatore Erittu per scambiare quattro chiacchiere sulla sua carriera e sul suo futuro. Erittu è passato professionista nel 2007 e fino ad oggi ha conseguito un invidiabile record di 28 vittorie, di cui 10 prima del limite, a fronte di 3 sole sconfitte. Nell'arco di questi nove anni ha conquistato da peso cruiser il titolo italiano e i titoli internazionali IBO e IBF del Mediterraneo, da peso massimo poi ancora una volta il tricolore. Proprio tale riconoscimento gli ha consentito di passare alla storia come il primo pugile sardo ad essersi aggiudicato il titolo italiano dei pesi massimi. Di seguito l'intervista che il pugile nato a Sassari e residente a Porto Torres ha concesso a Boxenews.



Ciao Salvatore, cominciamo dalle origini. Come ti sei avvicinato al magico mondo del pugilato e cosa ti ha spinto a tentare l'avventura del professionismo?

 

Tutto è cominciato nel 2003. All'epoca lavoravo come buttafuori in una discoteca; avevo già avuto un primo impatto con gli sport di combattimento cimentandomi soprattutto nella kick boxing e sostenendo anche qualche allenamento di boxe, ma la cosa era finita lì senza che nascessero in me particolari aspirazioni. Poi un mio amico che lavorava in una palestra di pugilato mi convinse ad andare ad allenarmi lì e così iniziai a fare i primi progressi. Con i progressi vennero i risultati: vinsi una dozzina di match consecutivi e mi trasferii nella palestra di Alberto Mura, il maestro a cui devo gran parte dei miei successi da pugile. Mura non si limitò a farmi crescere sul piano tecnico e su quello tattico; fu un esempio dal punto di vista umano e anche dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2012 è rimasto per me un punto di riferimento inamovibile. Dopo qualche anno più che soddisfacente nel dilettantismo decidemmo di tentare il grande salto e di lì a poco ci fu il mio esordio senza caschetto.

 

Guardandoti alle spalle qual è il ricordo più bello della tua quasi decennale carriera di pugile pro?

 

Sicuramente la vittoria del titolo italiano dei massimi leggeri conseguita a Brescia nel maggio del 2009. Era il primo titolo per il quale mi battevo da quando ero salito tra i professionisti e di fronte a me c'era un pugile imbattuto e con un record pieno di KO come Cristian Dolzanelli. Conquistare il tricolore in casa del mio avversario grazie ad una prestazione di alto livello fu per me motivo di grande orgoglio.

 

C'è qualche pugile del passato o del presente a cui ti ispiri o che ti piace particolarmente?

 

Tra i pugili del passato ho sempre ammirato Muhammad Ali oltre che per le sue eccelse doti tecniche anche per il suo incredibile carisma. Era un maestro nel destabilizzare psicologicamente gli avversari ma al termine dei match ne parlava sempre con grande rispetto. Tra i pugili di oggi, nonostante militi in una categoria di peso diversa dalla mia, ammiro Gennady Golovkin, un atleta tanto forte sul ring quanto educato e signorile fuori dalle sedici corde. Credo dia un'immagine davvero positiva del nostro sport.

 

Come certamente saprai sono pochissimi i pugili italiani che possono permettersi di dedicarsi anima e corpo al pugilato senza svolgere parallelamente altri lavori. Tu cosa fai quando non sei impegnato in palestra?

 

Io il lavoro in un certo senso me lo sono dovuto inventare. Nel 2013 insieme a mia sorella Ilaria Hervatin e al mio socio Claudio Iannarelli ho aperto la nostra palestra, la Boxing Team Erittu, una realtà che oltre ad occuparsi del ramo sportivo collabora con le case famiglia della zona ed aiuta tanti giovani ad uscire dall'emarginazione, a stabilire rapporti sociali e a sentirsi parte di un gruppo coeso. Da circa diciotto anni a questa parte inoltre continuo ad occuparmi di sicurezza presso alcuni locali notturni. Per quanto la boxe sia una grande passione e per quanto rappresenti una parte fondamentale della mia vita, devo guardare in faccia alla realtà ed ammettere che soprattutto in Italia, dove la situazione attuale è disastrosa ed i pugili professionisti subiscono le peggiori beffe, non è possibile campare di sola boxe. Oltretutto con un mutuo da pagare e una figlia da mantenere sono tenuto ad essere realista e a dedicare al pugilato il tempo che riesco a strappare a lavori più redditizi. Naturalmente ciò rappresenta un grosso impedimento per me e per tutti quei pugili che sono nelle mie condizioni: sul ring non si scherza e prepararsi al meglio è fondamentale. Dopo tutti questi anni il mio fisico inizia a sentire le prime crepe dovute ai ritmi incessanti a cui l'ho sottoposto; fortunatamente riesco a compensare con una grande forza mentale e anche tenendomi lontano da vizi deleteri come l'alcol o il tabacco.

 

Veniamo ora all'ultima tappa del percorso che hai seguito fino ad oggi, ovvero la sconfitta per KO maturata un mese fa a Brescia contro il tedesco Franz Rill. Cosa ti viene in mente ripensando a quel match sfortunato e cosa è andato storto a tuo parere?

 

In primo luogo ci tengo a dire che per me, nonostante l'esito negativo, è stata una grande esperienza. Purtroppo le difficoltà sono iniziate già in fase di preparazione: il match originariamente avrebbe dovuto avere luogo a dicembre ed il lavoro del mio team è stato predisposto per arrivare pronti in quella data. Mi ero impegnato al massimo facendo anche degli sforzi economici per far venire in Sardegna sparring partner stranieri di buon livello; poi a quindici giorni dalla data fatidica Rill è stato chiamato ad affrontare Robert Helenius per il titolo europeo essendo venuto meno il precedente detentore Erkan Teper e io mi sono ritrovato con un palmo di naso. Per evitare di restare fermo un anno intero prima di un match tanto difficile ho dovuto muovermi in prima persona per allestire una riunione a Porto Torres ad aprile al fine di disputare quantomeno qualche round e togliermi un po' di ruggine di dosso. Il risultato è stato che sono salito sul ring nel pieno della forma fisica ma piuttosto scarico dal punto di vista mentale. Naturalmente riconosco i giusti meriti al mio avversario; nella mia carriera non mi ero mai trovato ad affrontare un pugile più alto di me e ho faticato ad adeguarmi a questa situazione nuova. A differenza del solito non potevo permettermi una guardia bassa perché i suoi colpi arrivavano prima e così, per la preoccupazione di difendere il volto, ho lasciato un varco per il suo montante al corpo che si è rivelato fatale. Il colpo mi ha preso proprio alla bocca dello stomaco, in corrispondenza del diaframma, una sensazione terribile che in tanti anni non avevo mai provato. Col senno di poi devo riconoscere che quella dei pesi massimi non è la mia categoria naturale. Un anno fa decisi di abbandonare i cruiser perché rientrare nel limite dei 90 chili iniziava a diventare troppo sacrificante e anche perché si era aperta la possibilità di sfidare Fabio Tuiach, anche lui proveniente dai massimi leggeri, per il titolo italiano. La massa supplementare tuttavia mi ha reso più statico il che per il tipo di boxe che prediligo è un grosso handicap.

 

A proposito di Fabio Tuiach, gli appassionati ricorderanno i dissapori che emersero tra voi nei mesi che hanno preceduto il vostro match dello scorso anno, quando Tuiach si esibì in molteplici provocazioni sui social network senza tuttavia riuscire a dare seguito con i fatti alle sue parole di sfida. Dopo l'incontro avete avuto un chiarimento?

 

Non c'è stato nessun chiarimento. L'unico gesto sportivo che devo riconoscergli fu quello di avermi fatto i complimenti subito dopo la lettura del verdetto; mi aspettavo però che dopo avermi cancellato senza alcun motivo da Facebook insieme alla moglie e dopo tutte le provocazioni pubbliche in cui si era esibito sui social avesse quantomeno la decenza di scusarsi pubblicamente. Invece già dal giorno successivo al match ha riacquistato il solito atteggiamento arrogante appellandosi a torti arbitrali inesistenti piuttosto che riconoscere di essere stato inferiore sul ring. In ogni caso non è una cosa di cui mi preoccupo: sul piano umano siamo due persone agli antipodi con mentalità diametralmente opposte. Ora che è entrato in politica poi lo trovo persino peggiorato. Leggo in giro che vorrebbe tornare campione italiano indossando dei pantaloncini con una ruspa disegnata sopra in omaggio al suo partito e al suo leader nazionale Matteo Salvini. Trovo tutto ciò sinonimo di profonda ignoranza. Per quanto nulla vieti ad un pugile di impegnarsi attivamente nelle istituzioni, politica e sport dovrebbero restare sempre separati. Utilizzare il ring, magari in diretta televisiva nazionale, per diffondere messaggi che nulla hanno a che vedere con il pugilato lo considero profondamente sbagliato. Senza contare che prima di affrontare certi argomenti sarebbe necessario raggiungere un livello conoscitivo ed intellettuale sufficiente a sostenere un dibattito, cosa di cui Tuiach, a giudicare dal modo in cui reagisce alle critiche, non è assolutamente capace.

 

Le tue parole sembrano quasi sottintendere un guanto di sfida. Dobbiamo ritenere che intendi batterti con Tuiach una seconda volte? In caso contrario quali sono i tuoi piani per il futuro?

 

Per il momento penso soltanto a ristabilirmi pienamente dal punto di vista fisico e a recuperare gli stimoli mentali necessari ad andare avanti. Non vi nascondo che l'ultima sconfitta abbia inciso negativamente sulle mie motivazioni. Quando mi sentirò nuovamente al 100% valuterò le opportunità che mi si presenteranno. Sicuramente l'idea di poter affrontare nuovamente Fabio Tuiach rappresenta per me uno stimolo in più: mi piacerebbe molto chiudergli la bocca una seconda volta.

 

Concludiamo con un tema più generale. Ultimamente ha fatto molto discutere la decisione storica dell'AIBA di aprire le Olimpiadi ai pugili professionisti. Qual è la tua opinione su questa scelta?

 

Credo innanzitutto che siano stati sbagliati i tempi. Un'apertura di questo genere avrebbe potuto avere un senso se fosse arrivata con qualche anno di anticipo rispetto al prossimo torneo olimpico; al contrario hanno ufficializzato la riforma a pochi mesi dall'inaugurazione di Rio come se i pugili professionisti non avessero una programmazione sul lungo periodo. Non a caso alla fine si sono proposti pochissimi pugili e i grandi campioni hanno tutti declinato l'invito. Al di là delle tempistiche comunque, personalmente sono contrario anche all'idea in sé. Dilettantismo e professionismo, per quanto facenti parte della medesima disciplina sportiva, sono quasi due sport diversi alla stregua del calcio a 11 paragonato al calcio a 5. Mischiare le due cose non mi sembra una scelta condivisibile. Oltretutto procedendo di questo passo si corre il rischio in futuro di porre un campione del mondo professionista di fronte a un ragazzo con pochi match sulle spalle. Credo sia una deriva sbagliata e potenzialmente pericolosa.

 

Grazie mille per il tempo che ci hai dedicato e in bocca al lupo per i tuoi progetti futuri. Vuoi fare un saluto ai lettori Boxenews?

 

Saluto tutti gli appassionati di boxe e spero di poterli omaggiare al più presto con qualche battaglia strepitosa.

_

< Precedente Successivo >

0 Commenti

Non vi sono commenti. Sii il primo a commentare questo articolo!

Inserisci un commento
Non verrà pubblicata

Notificami via e-mail le risposte
Ortografia Ortografia

Menu Principale

Home Ricerca Entrata WEB TV

Accesso Utente





Non hai ancora un Profilo? Crea Profilo

Syndicate

RSS 0.91
RSS 1.0
RSS 2.0
ATOM 0.3
OPML

 

venerdì, 21 luglio 2017

News in evidenza

Valid XHTML 1.0 Transitional!CSS Valido!