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non sempre la tecnica del "campione del momento" è quella ideale.

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Pugilato La Spezia boxe Round zero gym

L'insegnante deve possedere una buona conoscenza del gesto globale , ma anche situazionale, quindi deve modellare sempre gli aspetti biomeccanici essenziali in riferimento all'obiettivo da raggiungere parziale e finale,

perché non sempre la tecnica del "campione del momento" è quella ideale.

Partendo da questi presupposti diventa un progetto complesso per un tecnico costruire e migliorare la gestualità tecnica dei propri atleti.
 

www.lucariccardiboxingcoach.com
bibliografia

Movie mentis. Comuni contaminazioni negli sport di situazione. Similitudini metodologiche e didattiche negli sport di squadra e di combattimento
Autore Davi Massimo; Risaliti Monica

Dobbiamo trovarci nel posto giusto al momento giusto

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Nel 1992 Weinek afferma che la rapidità di un atleta  rappresenta una qualità complessa composta da varie capacità psicofisiche, che sono: 

rapidità di percezione; rapidità di anticipazione; rapidità di presa di decisione.

 

La rapidità è fondamentale nel pugilato  che, può essere attribuita sia alle capacità condizionali – forza e resistenza – sia a quelle coordinative; ed è correlata all’equilibrio dinamico e all’utilizzo del feedback visivo che sono tra le basi dello sviluppo della coordinazione.

Nel SN i meccanismi a feedback possono essere utilizzati solo nei movimenti lenti e nel controllo degli atti motori sequenziali, perché il tempo necessario per ricevere e analizzare segnali sensori è relativamente lungo. Spesso le informazioni sensoriali sono utilizzate in modo più efficace in anticipo. 
 

Le informazioni possono essere utilizzate allora per modificare gli eventi sotto controllo, prima che si manifestino eventi che le possano influenzare.

 Questo controllo a feedforward o anticipatorio è essenziale per molti tipi di movimento: si pensi all’atto incrociare l’avversario , dove, per raggiungere questo obiettivo, è necessario prevedere la traiettoria del pugno  e collocarsi  in un punto che lo  intercetti (dove bisogna programmare una postura ideale per l’intercettazione).

Gli stessi sensori possano fornire informazioni a entrambi i sistemi di controllo, il modo in cui queste informazioni vengono elaborate è alquanto diverso. Nel primo caso (feedback) i segnali di errore sono stimati in maniera continua e controllano la risposta durante la sua esecuzione momento per momento. A causa dei tempi di trasmissione degli impulsi nervosi, i processi biologici a feedback operano piuttosto lentamente, i sistemi a feedforward più rapidamente. Probabilmente, buona parte dei nostri movimenti è sottoposta a un tipo di controllo detto intermittente che utilizza al meglio, contemporaneamente, entrambi i sistemi di controllo. 

nel pugilato quindi  si deve  avere  una buona capacità  cognitiva  ma anche  motoria  in pratica dobbiamo trovarci nel posto giusto al momento o giusto .

(Favilla M., Pettorassi V. E., Scarnati E., di Prampero P. E., Veicsteinas A., 2002)
 

 

 

 

 

Luca Riccardi  La Spezia
 

Pesistica

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https://vimeo.com/149850426

 

Le origini storiche della pesistica

si perdono nella notte dei tempi, nate insieme all'uomo e riconducibili all'eterno desiderio dello stesso di confronta con le forze della natura, tra queste, quella della gravità che rappresenta una delle espressioni più evidenti.

In questo suo ancestrale confronto, l'uomo ha seguito tre vie: la prima è stata quella di ridurre al minimo l'effetto della gravità sul proprio corpo tentando di librarsi più a lungo possibile in aria per

mano delle sue sole forze (da questa impostazione hanno avuto origine tutte le discipline sportive concernenti i salti); la seconda, quella di sfruttare la propria forza per imprimere ad un oggetto, più o meno pesante, l'accelerazione sufficiente per sottrarlo temporaneamente alla forza di gravità (da qui originano tutti i vari tipi di lanci): la terza via, invece, pone l'uomo non ancora in grado di valutare gli effetti della forza che gli opponeva la gravità, di effettuare una precisa misurazione della forza stessa, in base al numero di chilogrammi che riusciva a sollevare. Da qui ha avuto origine il sollevamento pesi.

Gli antichi Greci adoperavano le alteras per migliorare e mantenere l'efficienza fisica dei propri guerrieri, oltre che per le competizioni sportive (ad Olimpia, fu riportata alla luce una enormi massi di pietra di quasi un quintale secondo scritta del VI secolo a.C., sarebbe stata sollevata con un solo braccio da un certo Bibbione).

 

È tra le più antiche discipline al mondo ma, in particolare, è capace di allenare ogni sport essendo ancora oggi uno dei migliori sistemi conosciuti. Per tale ragione deve, inevitabilmente, mostrare freschezza ed appeal.

la pesistica è uno sport da consigliare ai giovani e questo perché, la peculiarità di questo sport e le modalità di applicazione delle metodiche di allenamento, lo relegano all'ultimo posto per traumatologia diretta; l'altra grande peculiarità è quella che il corpo lavora in maniera simmetrica e su catene muscolari complesse; e che l'entità del carico è modulabile e sempre certa. :

"l'allenamento della forza è una componente comune dei programmi di sport e forma fisica per i giovani

L 'eliminazione pressoché totale dei rischi connessi con la pratica di questa disciplina ha consentito di arretrare l'età dei neofiti ad un livello addirittura impensabile fino a pochi anni fa. Il merito principale

di questo importante indirizzo spetta alla Bulgaria che, per prima, ha creduto e impostato programmi di allenamento specifici.

Come per le altre discipline sportive, è possibile raggruppare gli esercizi della pesistica in quattro differenti classi di appartenenza

• esercizi da gara: comprendono lo strappo e lo slancio esegui ti correttamente

• esercizi ausiliari: hanno la caratteristica di contenere analiticamente uno o più elementi esecutivi tipici dell 'esercizio di gara, del quale rispettano i parametri di spazio e di tempo;

 

Noi possiamo gradualmente costruire tutte e quattro le pareti, e tutto sarà più forte.

Questa la base del Sistema Cinese. Costruire tutte le mura, tutte assieme.

Devi costruire Forza, Potenza, Equilibrio e Abilità. Tutte queste contemporaneamente.

Una caratteristica peculiare della pesistica è quella che, nonostante il passare del tempo, è capace di ringiovanire, di non lasciarsi rughe, ma al contrario, di sapersi adattare al tempo, alle esigenze dello sport moderno e di ogni atleta che vuole sviluppare la propria forza. È uno sport che ha dentro la "forza''.

 


Luca Riccardi


 

 

 

Biblografia

Pesistica. Sport per tutti gli sport Antonio Urso  edito da Calzetti Mariucci , 2013
					

Criterio di decisione nella boxe

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criterio decisione boxe

 

 

criterio decisione boxe

 

 

 

Il limite di questo modello teorico è quello di apparire “passivo” perché prevede che l’atleta reagisca semplicemente adattandosi agli eventi sulla base delle informazioni ricevute senza operare alcuna azione per condizionare preventivamente le intenzioni dell’avversario. In altre parole: l’atleta reagisce agli stimoli senza provocarli, mentre negli sport di situazione risulta estremamente importante elaborare anche iniziative autonome rispetto le informazioni recepite.
Il modello teorico di allenamento basato sul ragionamento e sulla presa di decisione fornisce una soluzione al problema.

 

 

 

 


 

Pedagogia del ragionamento e della presa di decisione

 

Questo modello si basa sul presupposto che l’atleta sia in grado di elaborare delle decisioni autonome rispetto le informazioni percepite durante l’attività sportiva:
Le informazioni sono fondamentalmente di 2 tipi:


1) informazioni non ricercate ottenute cioè senza ricerca attiva e che vengono integrate nel piano d’azione predeterminato dal soggetto;
2) informazioni ricercate che sono rappresentate da informazioni “attese” che l’atleta ricerca attivamente concentrando l’osservazione sui punti strategicamente più importanti.
Nelle discipline sportive caratterizzate da un elevato grado d’incertezza, i limiti temporali imposti dalle azioni consentono di percepire solo ciò che viene ricercato attivamente quindi, assume particolare importanza la capacità dell’atleta di realizzare delle ipotesi previsionali.
Può accadere però che questo processo di anticipazione sia difficile da compiere a causa dei comportamenti dell’avversario che quasi sempre tenta di mascherare le sue intenzioni. Diventa perciò necessario organizzare delle strategie di seconda o addirittura di terza intenzione per preparare un’azione che è stata prevista e provocata appositamente due o tre fasi prima della sua realizzazione.
L’atleta è in grado di manipolare le informazioni essenzialmente attraverso 2 modalità:


1) camuffando le proprie intenzioni;
2) realizzando iniziative per indurre all’errore l’avversario.
Per apprendere queste modalità può essere utile inserire nel programma di allenamento i seguenti accorgimenti:
- aumentare gradualmente il numero degli stimoli;
- variare le possibili soluzioni;
- modificare il concatenamento degli stimoli;
- ridurre progressivamente il grado di compatibilità fra stimoli e risposta

 

Luca Riccardi

 

 

Bibliografia
Alain, C., Robillard R. (1979). Effect on decision time of the time allowed to complete a response. Documento non pubblicato, Università di Montréal, Dipartimento di educazione fisica.
Mahlo, F. (1969). L'acte tactique en jeu. Paris, Vigot.
Mariot, J. (1996). Nouvelle approche didactique fonctionnelle. Education Physique et sport, Parte Prima, 258, 57-62, Parte Seconda, 261, 59-64.

L 'Obiettivo Boxe

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Luca Riccardi Leo Saetta  Boxe  Obbiettivo

 

La situazione e il comportamento motorio  determinano   gli elementi della situazione . Nella maggior parte dei manuali sull'allenamento la descrizione della situazione rimane limitata a segnali o informazioni importanti per l'azione; non è stata ancora dedicata la dovuta attenzione all'aspetto legato all'obiettivo da raggiungere

Se prendiamo in considerazione un pugile durante un match il suo scopo è confrontarsi con l'avversario Per raggiungere il proprio obiettivo, cioè la vittoria, deve necessariamente riuscire a mettere a segno più copi dell'altro .

Nel 1983 Hacker sosteneva: "poiché l'obiettivo finale dell'attività viene raggiunto attraverso una serie di azioni, il risultato di ogni singola azione è un mezzo per ottenere l'obiettivo finale e, contemporaneamente, l’obiettivo della corrispondente azione parziale"

Durante il match la situazione si modifica continuamente in funzione degli obiettivi parziali , quindi di situazioni di gara, la  tattica che permette di realizzare il controllo del  bersaglio (quale Avversario) attraverso azioni diverse perché l'opponente ha trovato le contromosse.

 Il Pugile in questa seconda situazione svolge una serie di compiti che hanno un obiettivo concreto che non deve essere per forza già l'obiettivo finale.

Gli obiettivi, soprattutto in rapporto con la direzione dell'aspettativa (speranza di successo timore dell'insuccesso) e la condizione dell'umore del momento (aspetti prettamente emotivi) influenzano, in modo determinante. la regolazione dell'impulso nello svolgimento dei compiti di gara.

Perciò occorrono informazioni su: la posizione del proprio corpo in relazione all'ambiente (ring) all'avversario.

Esistono poi da considerare altre condizioni che definiscono la situazione: il regolamento, le modalità di svolgimento della gara , l’arbitro , le condizioni dell'impianto, gli spettatori ... tutte caratteristiche che possono influenzare il match definite "variabili di contesto"

influenzano sempre l'agire dell'atleta a seconda di come vengono percepiti, ma soprattutto di come vengono valutati.

 

una situazione si produce, raggiunge il momento favorevole all'azione (fase critica) e viene risolta o si risolve da sola.

 

L'insegnante deve possedere una buona conoscenza del gesto globale , ma anche situazionale, quindi deve modellare sempre gli aspetti biomeccanici essenziali in riferimento all'obiettivo da raggiungere parziale e finale.

 perché non sempre la tecnica del "campione del momento" è quella ideale

Partendo da questi presupposti diventa un progetto complesso per un tecnico costruire e migliorare la gestualità tecnica dei propri atleti.


Luca Riccardi

 

 


 

Biblografia

Movie mentis. Comuni contaminazioni negli sport di situazione. Similitudini metodologiche e didattiche negli sport di squadra e di combattimento

Autore Davi Massimo; Risaliti Monica

 

 

Mentalità vincente Pugilato

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luca Riccardi

 

 

Mentalità vincente Pugilato

Oggi vorrei condividere con voi  alcuni spunti estrapolati  dal libro Allenarsi per vincere

Libro di Alberto Cei

Il percorso formativo di un’atleta è accompagnato  per  tutta la carriera dall’ allenatore con il quale  è importante  instaurare  un rapporto  di fiducia reciproca, una buona comunicazione e una  buona collaborazione . Per gli atleti  è importante essere riconosciuti anche come “persona” .

I tecnici Sportivi devono conoscere  approfonditamente il Pugilato, ma anche  l’intuizione riferita al singolo atleta  è importante . Secondo  gli studi   Infatti gli atleti prediligono gli allenatori che sappiano essere fermi nelle loro richieste, ma anche cordiali e comprensivi. Emerge così ' che più è elevata la motivazione maggiore è la qualità prestativa degli atleti.

Questo non significa che ciò sia altrettanto utile con atleti poco esperti o amatoriali, la dove non vi è la ricerca della prestazione assoluta rapporti positivi e cordiali devono essere la norma , prendendo in considerazione situazioni intrinseche attraverso situazioni di insegnamento che prendano in considerazione il divertimento e il miglioramento tecnico . Ciò nonostante la voglia di migliorare e di vincere devono essere presenti durante le sessioni di allenamento .

Un altro fattore riguarda l'estrema rilevanza dell'incoraggiamento che gli allenatori devono fornire quando i loro atleti sono impiegati in maniera massimale nel raggiungimento di obbiettivi , in questo contesto il tecnico deve essere in grado di fornire un sostegno incondizionato anche dopo una sconfitta e gli atleti devono percepire di essere capiti indipendentemente dai risultati ottenuti

La consapevolezza di se stessi è la chiave che apre le porte alla comprensione .

 

La consapevolezza permette agli atleti di guarire dalla cosiddetta

"sindrome del tutto o niente "

Le prestazioni insoddisfacenti contengono sempre qualcosa di positivo ed è importante che queste componenti vengano identificate .

Quindi se un atleta si sente di aver fatto una "prova" non corretta proveremo a identificare le cose sbagliate da quelle giuste, quindi a imprimere le cose efficaci, poi proveremo a capire perché .Quindi lavoreremo su quelli sbagliati.

Il Tecnico deve  saper  modulare  gli obbiettivi perché se  troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli (competenze), il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza (motivazione) . Si devono cercare  una mete raggiungibili  e poi gradualmente sorpassala (esperienza).

E' il solo modo per arrivare in vetta

insegnare per un atleta non consiste solo nell'imparare una tecnica , per quanto possa essere complessa la sua esecuzione richieda un livello di maestria elevata .Allenarsi e allenare significa invece servirsi della propria intelligenza cognitiva, emotiva e motoria per insegnare/apprendere a conoscere ed eseguire ciò che deve essere fatto per raggiungere livelli di prestazione che tendono all'ottimizzazione della prestazione di gara .

Facciamo caso: C'è una caratteristica che affiora continuamente nella esecuzione  di una prestazione di un esperto veramente competente. La persona sembra avere "tutto il tempo di questo mondo a disposizione per fare ciò che vuole "

Ciò non ha nulla a che vedere con la velocità assoluta del movimento, sia dal punto di vista mentale che corporeo . Questo può essere incredibilmente veloce o può essere svolto in maniera piacevole e lentamente .Ciò che impressiona è l'apparente assenza di fretta... non vi sono strattono o strappi.

E. Guthrie definisce la prestazione esperta in termini di

... Abilità a ottenere un risultato con la massima certezza e il minimo spreco di energia o di tempo ...

La componente mentale nella prestazione è una delle caratteristiche che ne determinano la qualità anche se apparentemente gli incoerenti  osservatori  pensino che gli atleti compiono solo movimenti  di carattere tecnico e tattico.

Quando un pugile è troppo sicuro di colpire l'avversario rallenta la sua azione fino al punto in cui il "bersaglio" è troppo lontano per essere colpito. In questi casi gli atleti commettono errori che sono tecnici la cui origine è però determinata dalle decisioni prese.

Il mondo dello sport è pieno di storie di giovani talenti ma incapaci di esprimersi nel contesto competitivo, dove bisogna avere imparato a gestire lo stress, a confrontarsi con l'errore e a combattere con avversari agguerriti

La mia migliore motivazione è sempre venuta dalla pura gioia di combattere, gareggiare ...

è lo stesso brivido che ho come fossi un bambino .Avete mai conosciuto un bambino nauseato da quello che fa ?

Bisogna trovare la propria motivazione iniziale . Questo è il segreto della perseveranza

NDR

L'ansia la provano tutti quelli che attribuiscono importanza per la prestazione , è una condizione psicofisica che ci ricorda che siamo pronti a gareggiare e serve ad incrementare questa condizione di prontezza di agire.

Quando questa condizione diventa eccessiva per l'individuo avrà l'effetto di inibire le sue prestazioni .

Riflettere sul valore che si attribuisce alla propria partecipazione , le motivazioni , gli obbiettivi , i sacrifici fatti per arrivare a quell'appuntamento.

Padroneggiare le proprie tensioni , essere consapevoli delle sensazioni del proprio corpo e sapere quando sono fonte di inutili tensioni

Simulare in allenamento le situazioni di gara

Mantenere un approccio controllato evitate di attribuire alla gara un significato emotivo esagerato evitando di focalizzarsi sul risultato

Utilizzare le ripetizioni mentali immaginare la propria prestazione

Avere alternative nel caso di stress eccessivo sentire musica eseguire riscaldamento ad una intensità più elevata, effettuare una buona respirazione diaframmatica

Esprimere all'allenatore i propri timori Talvolta bastano poche parole e il sentirsi compresi lo stress si ridimensiona .

Poniamo agli atleti degli obbiettivi parziali raggiungibili, dividiamo  il risultato finale in  piccoli  risultati parziali,  alla fine  arriveremo a centrare il nostro obiettivo  molto più facilmente.

L'immaginazione mentale

La ripetizione mentale della propria prestazione è uno degli aspetti più rilevanti della preparazione psicologica di un atleta. Consiste nel rappresentarsi la propria azione sportiva senza eseguila ma vivendola mentalmente come se si stesse effettuando quel movimento . Si tratta di rappresentazioni mentali vivide, hanno la stessa velocità delle azioni reali Rappresentano una esperienza reale di tutto il corpo, poiché le immagini si accompagnano alle componenti visive, uditive e cinesiche che Gestire in modo efficace i propri pensieri permette di sviluppare un dialogo interno con se stessi che favorire l'apprendimento e la prestazione sportiva. Fanno parte della prestazione . E' in sostanza un pensiero di tutto il corpo

 

Luca Riccardi

 

 

Ricerca dell’eccellenza Pugilato

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eccelenza pugilato la Spezia

la Ricerca dell’eccellenza non deve essere tanto un obiettivo da raggiungere quanto una tensione morale, un atteggiamento mentale che ci spinge a misurarci continuamente con quello che siamo, prenderci cura di ciò ed accompagnare i nostri continui tentativi di realizzazione.

E allora nulla meglio delle parole dello stesso Orlick può esprimere tutto ciò: “Nel tuo viaggio"

per l’eccellenza personale, il miglior approccio è concentrare la tua energia per compiere piccoli passi che siano sotto il tuo controllo per migliorare le tue abilità, la tua preparazione, la

tua concentrazione, la tua esecuzione, i tuoi esercizi, e per prepararti mentalmente ad essere al meglio che puoi quel giorno. Alcuni risultati nelle prestazioni o nelle competizioni non sono
sotto il tuo controllo diretto, perché non controlli gli avversari giudici, il tempo o le occasioni del caso: tutto ciò può influenzare i risultati. Quando ti prefiggi l’obiettivo di controllare elementi al di la del tuo controllo ti poni in uno stato di frustrazione e stress non necessario. Gestire ciò che è sotto il tuo controllo, la tua concentrazione e la tua migliore prestazione è già abbastanza difficile. Il mio consiglio è di rimanere concentrato su ciò che puoi fare per essere al tuo meglio ogni giorno.
Ogni giorno domanda a te stesso: Cosa sto facendo per concentrarmi sul da farsi odierno che possa portarmi un passo più vicino al mio obiettivo?”.

L’eccellenza in ogni ambito della vita è una decisione decidi di eccellere.
L’eccellenza è una scelta:
scegli di eccellere.
L’eccellenza è piena concentrazione:
concentrati, concentrati, concentrati.

la Ricerca dell’eccellenza Pugilato Boxe

 



 

stimoli sensoriali nel pugilato

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pugilato la spezia Virtus

 

Ricordiamoci sempre che un individuo che apprende è in primis un individuo attivo e dotato di intenzionalità, discrezionalità e volontà; possiamo dire che questi sono i “requisiti” per far si che si possa apprendere un qualcosa.

Il problema per l’atleta è quella di individuare le informazioni rilevanti per la scelta della risposta motoria. È abbastanza ovvio che per poter selezionare la risposta adeguata occorre scegliere, tra i molteplici stimoli che occupano il campo sensoriale, soltanto quelli che sono in grado di convogliare al sistema di elaborazione le informazioni rilevanti per l’atto motorio da svolgere. Molto più complicato è capire ogni volta quali siano questi stimoli.l’osservazione e l’analisi dei movimenti e delle azioni tipici del pugilato , Osservando attentamente le prestazioni di un atleta , ci si accorgerà che le principali azioni di attacco e di difesa messe in atto sono quasi sempre anticipate da alcuni segnali che svolgono la funzione di punti critici per prevenire il comportamento dell’avversario, Un fattore che può aiutare a discriminare tra stimolazioni ambientali informative e informazioni inutili o fuorvianti è l’esperienza.Con il termine esperienza a cui è collegata una forma di “vocabolario di situazioni passate” dell’atleta che si è formato nel corso delle sue precedenti competizioni, e che gli permette di cogliere dall’ambiente o dal comportamento motorio dell’avversario alcuni indici cruciali per la scelta del movimento da effettuare.

’è da dire però che questa memoria di movimenti viene messa in confusione se l’avversario produce qualcosa di inusuale (finta) alla nostra vista. Anche in questo caso possiamo rientrare nella terminologia agonistica definendo il comportamento descritto come quello del campione

Negli sport di opposizione il campione o il fuoriclasse sarebbero quindi caratterizzati da comportamenti motori che, per la loro originalità di esecuzione (strutturale, spaziale o temporale), impedirebbero all’avversario di riconoscere quegli indici cruciali da confrontare con quelli archiviati nella propria memoria di movimenti. Si impedisce così all’avversario di pianificare la messa in atto di un efficace movimento di opposizione.

il cosiddetto talento, tanto maggiore sarà l’ampiezza del repertorio di risposte motorie alle quali può accedere, e tanto sarà ampio il repertorio di risposte, tanto più numerose saranno le situazioni alle quali l’atleta sarà in grado di rispondere in modo vincente.E’ in questo stadio che il pugile decide se è meglio effettuare un passo una schivata decide se tirare a destra o a sinistra dell ‘avversario.

l’importanza di riuscire non soltanto a prevedere il tipo di movimento dell’avversario, ma anche il momento esatto in cui questo avviene. Dal punto di vista dell’altro dei due contendenti, è invece estremamente importante non far capire al avversario il momento di inizio del proprio movimento, e mantenere alta incertezza temporale.

Incertezza relativa alla risposta: in generale si può affermare che tanti più movimenti l’atleta è in grado di ipotizzare nell’avversario, tante più risposte dovrà essere in grado di preparare e quindi tanto più lungo sarà il suo tempo di reazione. L’ atleta dovrà infatti determinare la risposta da mettere in atto tra molte alternative e questa decisione ha un elevato costo temporale.

Per poter aumentare la velocità del proprio tempo di reazione, l’atleta dovrà allora ridurre le possibilità di movimento riconosciute all’avversario, diminuendo così anche la scelta delle risposte. Nonostante questa sia la strategia più economica per poter reagire con tempi veloci, ha però sottolineato che non sembra essere la strategia seguita dai campioni.Un lavoro di Alain del ‘79 dimostra infatti che i campioni in generale non adottano la strategia di prevedere un numero limitato di azioni dell’avversario, ad eccezione dei casi in cui l’esperienza li porti a concludere che soltanto poche e specifiche azioni sono altamente probabili. Il processo motorio responsabile dell’esecuzione della risposta, cioè il movimento in sé; è questo l’aspetto più “fisico” della prestazione sportiva e da quello sul quale si misura il tempo di movimento. In questo stadio troviamo l’importanza dello stato fisico, della preparazione e dell’allenamento dell’atleta.

bBIBLIOGRAFIA

A. Madella – La seduta di allenamento

P. Furley-D.Memmert – L’allenamento dell’attenzione nei giochi sportivi- SdSanno XXVIII n°82

P.M. Messina – L’insegnamento della pallacanestro-Edizioni Greco

G. Marcangeli – Aspetti neurofisiologici e cognitivi del movimento

PERIODIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO PUGILATO

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PERIODIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO PUGILATO

L’allenamento moderno, può essere considerato come il crescente
susseguirsi di attività motorie che ha l’obiettivo di innalzare la prestazione
fisica attraverso il potenziamento di funzioni biologiche specifiche che presiedono alla prestazione stessa; una sorta di stimolazione esterna consentita, che sfrutta le ormai note dinamiche con cui le esercitazioni fisiche influiscono sul sistema endocrino, che sollecitato al rilascio ormonale specifico, determina l’adattamento neuro-muscolare ed organico e la conseguente evoluzione delle capacità motorie. Inoltre, tutte queste attività motorie si concretizzano attraverso l’organizzazione dell’esercizio secondo i criteri della quantità, dell’intensità, della forma e dei gradi di difficoltà, tali da favorire l’assimilazione di abilità motorie sempre più complesse ed efficaci.
L’allenamento è quindi l’insieme di tutti gli interventi diretti al miglioramento dei fattori modificabili che influenzano la prestazione per ottenere il migliore rendimento.
Nel Pugilato abbiamo due tipi di allenamento che si integrano e fondono
tra loro, quello mirato “solo” a migliorare le capacità motorie in generale e quello invece mirato all’apprendimento della tecnica, del gesto, del movimento.

Quello detto “sportivo” è maggiormente mirato all’apprendimento di
particolari abilità motorie o tecnico-tattiche e delle capacità motorie generali (apprendimento motorio, controllo e direzione del movimento, adattamento e trasformazione del movimento) e speciali (combinazione di abilità motorie,orientamento, equilibrio, ritmo, reazione, trasformazione e anticipazione). Nell’intento di fondere allenamento sportivo, si cerca di rendere atleta un pugile , un pugile un atleta.

super compensazione

senzatitolom-3

 

Abbiamo detto che sono allenate le capacità condizionali (rapidità, forza,
resistenza, mobilità articolare) e le abilità coordinative (equilibrio, capacità di
differenziazione, orientamento, anticipazione, capacità di adattamento, di
reazione e senso del ritmo).
Il Prof. Carlo Vittori definisce l’allenamento sportivo come “un processo
pedagogico-educativo complesso che si concretizza con l’organizzazione
dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tali da produrre carichi
progressivamente crescenti che stimolino i processi fisiologici di
supercompensazione e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche,
tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara”.
I fattori sui quali è possibile intervenire sono molteplici, possiamo parlare di:
– allenamento delle capacità fisiche;
– allenamento delle capacità tecniche;
– allenamento delle capacità tattiche;
– allenamento delle capacità psichiche.
L’allenamento è un processo che produce un cambiamento fisico, motorio,
cognitivo e affettivo (Martin, 1977).
Il carico (stimolo allenante) porta a una variazione dell’equilibrio biochimico
dell’organismo (variazione dell’omeostasi, cioè la condizione di ricerca di
stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle
condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori.

Per essere meglio preparato a futuri carichi dello stesso tipo, il corpo reagisce
con un adattamento, dal quale risulta un migliore stato funzionale.
Un esempio è la supercompensazione.
La legge della supercompensazione, o legge dello “stress”, fu enunciata dal
fisiologo canadese Selye.
Per attuare il meccanismo corretto di supercompensazione è necessario che lo
stimolo alienante si ponga entro certe soglie, infatti:
Quindi, la compensazione mira a riportare l’organismo all’equilibrio
omeostatico, mentre la supercompensazione porta l’organismo ad un livello
maggiore rispetto all’equilibrio precedente.
I carichi ovviamente dovranno risultare quantitativamente e qualitativamente
equilibrati, tali da scatenare quei processi biologici di adattamento che nel
tempo instaurano delle risposte sempre più alte allo stimolo dato.
Particolare attenzione va posta ai giusti periodi di recupero tra le varie sedute
d’allenamento, è, infatti, in questa fase che l’organismo ricostituisce le riserve
energetiche e le possibilità funzionali “compromesse” dall’allenamento.
Concedendo un tempo di riposo adeguato, l’organismo svilupperà un
potenziale di lavoro maggiore.
Con un riposo per un tempo troppo lungo si avrebbe un adattamento negativo
che vanificherebbe il lavoro svolto fino a quel momento.
albertopasquinitesimaes

Figura 2: Carico di allenamento e adattamento biologico.

albertopasquinitesimaes-2
che vanificherebbe il lavoro svolto fino a quel momento.

– stimoli blandi e continui creano un iniziale, leggero adattamento in persone
non allenate. Sono inefficaci e peggiorano la condizione generale di forma in
atleti allenati, stimoli di media intensità e continui permettono un momentaneo
mantenimento del livello di efficienza raggiunto che nel tempo tenderà
leggermente a decrescere. Se lo stimolo non subisce, infatti, opportuni
incrementi di intensità e volume, vengono a crearsi delle vere e proprie
“barriere” oltre le quali non è possibile andare;
– stimoli adeguati nell’intensità e volume con un’ottimale programmazione
del numero di allenamenti e recuperi, comportano la migliore situazione di
adattamento-risposta ai carichi;
– stimoli troppo elevati ed errati periodi di recupero (troppo ravvicinati)
peggiorano rapidamente la condizione d’allenamento. In questo caso si può
andare incontro allo stato patologico di sovrallenamento, oltre a possibili
traumi sugli organi e apparati eccessivamente sollecitati.
Stimoli troppo ravvicinati ed intensi possono indurre uno stato patologico vero
e proprio che si riconosce da varie sintomatologie. L’atleta cala vistosamente
nelle prestazioni abituali e si stanca facilmente, presentando una serie di
cambiamenti biologici e psicologici a vari livelli. Questo stato può durare
poche settimane o anche alcuni mesi. Il sovrallenamento è dato non solo da
un’errata metodologia d’allenamento, ma può essere determinato anche dalla
monotonia degli esercizi, da una cattiva alimentazione, da fattori climatici,
oppure da scarso riposo notturno, da un regime di vita non conforme alle
norme sportive, dall’uso di sostanze mediche pericolose, problemi di carattere
personale .

Obiettivi dell’allenamento

I risultati agonistici derivano da un buon lavoro in allenamento.
L’efficienza dell’allenamento dipende da una buona organizzazione e da
un’alta qualità degli esercizi.
Ci sono alcuni principi per la scelta e l’organizzazione degli esercizi di tecnica:
– Innanzitutto la chiarezza dell’obiettivo.
Ogni esercizio deve presupporre un chiaro obiettivo, un compito che dovrebbe
essere tratto dalle esigenze reali della competizione.
Eseguendo l’esercizio si preparano gli atleti a risolvere delle situazioni che si
verificano nella realtà.
È compito dell’allenatore guidare e motivare gli atleti in modo che possano
applicarsi correttamente nell’esercizio e raggiungere l’obiettivo che ci si è
posti.
– Molte ripetizioni e un feedback corretto.
Le ripetizioni ed il feedback (informazioni di verifica), sono gli elementi più
importanti per un efficace allenamento della tecnica. Gli esercizi dovrebbero
proporre molte ripetizioni di ogni fondamentale che viene insegnato.
Tuttavia, solo le ripetizioni eseguite in maniera corretta migliorano il livello
prestativo.
Perciò, l’obiettivo di ogni esercizio deve essere controllabile.
È una buona idea che gli atleti stessi controllino e valutino la realizzazione dell’obiettivo dell’esercizio come un risultato visibile e/o quantificabile delle loro azioni (feedback diretto). Anche l’allenatore deve verificare i risultati, per essere in
grado di dare commenti e correzioni.
– Condizioni simili alla competizione – esigenze adattate.
L’esercizio dovrebbe presentare il più possibile delle condizioni simili al
momento reale, ma dovrebbe anche essere abbastanza semplice da permettere
l’esecuzione corretta del fondamentale che bisogna apprendere o migliorare,
così da raggiungere l’obiettivo e dovrebbe essere simile alla competizione,
soprattutto per quello che riguarda la qualità richiesta nell’esecuzione delle
azioni, la varietà delle esigenze che riguardano le decisioni tattiche e/o
l’esecuzione tecnica.
E’ quindi fondamentale l’importanza psicologica che l’obiettivo ha per gli
atleti, ma per poterlo raggiungere, questo deve essere graduale, cioè
frammentato in obiettivi più piccoli e frazionati nel tempo.
Ecco quindi che si necessita di una “periodizzazione” che, passo dopo passo,
porti al raggiungimento del traguardo finale.

Come ogni processo, l’allenamento implica una continuità nel tempo.
Non si può conseguire tutto in un giorno.
Una volta elaborato un quadro d’insieme, passeremo alla sua periodizzazione, vale a dire alla divisione e programmazione dell’allenamento.
Tale esigenza nasce dal principio che nessuno potrà sostenere il massimo
impegno allenante per tutto l’anno. occorrerà modulare, nel corso dell’anno, periodi di carico e periodi di scarico.

La periodizzazione si propone il raggiungimento della massima forma sportivae quindi il raggiungimento da parte dell’atleta di tutte le sue potenzialità fisiche e psichiche. Va fatta subito una distinzione tra condizione fisica che è determinata dal livello delle capacità funzionali dell’organismo (apparato locomotore, cardiocircolatorio, respiratorio, ecc.) e forma sportiva, che invece è un livello momentaneo raggiungibile solo partendo da una buona condizione fisica e che potremmo definire come quello “stato in cui l’atleta riesce sintetizzare tutte le proprie potenzialità motorie, energetiche e psicologiche e a finalizzarle per uno scopo ben preciso che è quello agonistico, rendendosi disponibile al massimo rendimento sia da un punto di vista fisico che psichico”.
Una razionale applicazione pratica dei principi dell’allenamento e della
periodizzazione permette di ottenere lo stato di forma da uno a tre volte l’anno
e di mantenerlo per il tempo sufficiente al raggiungimento del risultato che ci
si era preposto.
Un’adeguata programmazione, quale che siano le finalità, dovrebbe sempre
prevedere una prima fase di condizionamento generale finalizzato al
miglioramento globale delle prestazioni, alla capillarizzazione, all’ottimale
gestione dei substrati energetici, al miglioramento della forza e della resistenza
generale.
Il condizionamento generale rappresenta una tappa tanto importante quanto più
ci troviamo ad affrontare l’allenamento con soggetti che provengono da lunghi
periodi d’inattività.
Questa fase consente di promuovere l’adattamento non solo in termini
muscolari, ma anche cardiocircolatori e respiratori. Parametri indispensabili
per poi impiantare un adeguato programma d’allenamento.
Successivamente al periodo di condizionamento generale, più lungo per chi è
inattivo da tempo, più breve per atleti o sportivi praticanti, ci si dovrà occupare
di migliorare le capacità maggiormente rilevanti nella boxe . Anche in questa fase con allenamenti finalizzati al miglioramento generale e poi con modalità specifiche.
Al periodo preparatorio seguiranno periodi di allenamento finalizzato al
raggiungimento di un obiettivo e, successivamente, periodi di transizione o
recupero.
Il recupero è un parametro da non sottovalutare mai. Intendendo come
recupero sia quello tra una seduta allenante e l’altra, sia tra un ciclo di grande
intensità di lavoro ed un altro.
In atleti di alto livello potrebbe addirittura insorgere la necessità di inserire
periodi di recupero attivo della durata di mesi o anche di un anno.
Pianificazione dell’allenamento
La pianificazione dell’allenamento è un procedimento per raggiungere un
obiettivo ed è il risultato di esperienze ricavate dalla prassi dell’allenamento e
nozioni ricavate dalla scienza dello sport.
Nella teoria dell’allenamento, pianificare significa elaborare una serie di
allenamenti che abbiano la finalità di raggiungere gli obiettivi che l’atleta si è
prefissato di ottenere alla fine della stagione agonistica. – Uso degli accorgimenti per sviluppare una qualità che si usa in gara.
Ripropongono dei modelli. Adattano la forza sviluppata con i fondamentali
in forza specifica del movimento.
– Specifico o di gara: non sono altro che la ripetizione di gara o frazione di
gara che riproducono gli schemi di movimento della gara stessa.
Normalmente la periodizzazione di un allenamento prevede, come già detto, la
stesura di un programma a medio e lungo termine per quanto riguarda gli
obiettivi finali, poi scomposto in tappe o blocchi.
Tutti gli aspetti della preparazione devono essere allenati con lo scopo di
vincere quegli incontri, senza dimenticare che anche le altre competizioni
hanno valore.
In questa programmazione, all’interno delle varie unità d’allenamento, avremo
carichi di lavoro maggiori o minori secondo le necessità e del momento.
Gli stimoli stressanti cui si sottopone l’atleta in una seduta d’allenamento si
possono riassumere sotto il concetto di carico. Gli adattamenti cui andrà
incontro l’organismo saranno una conseguenza del carico imposto.
Il carico cui è sottoposto l’atleta si suddivide in:
– Carico esterno, che è costituito dall’insieme di stimoli ai quali un atleta si
sottopone in una seduta allenante in funzione del risultato che si vuole
ottenere nel tempo.
– Carico interno, che è costituito dall’effetto del carico esterno
sull’organismo, è la reazione dell’organismo al carico esterno e si
manifesta con i mutamenti fisiologici, biochimici e morfologici, oltre alle
sollecitazioni psichiche ed intellettive.
Due diversi atleti, di fronte allo stesso carico esterno, saranno sottoposti a
diverso carico interno. Nella stessa persona, in momenti diversi, lo stesso
carico esterno può condurre ad un differente carico interno.
Gli aspetti più caratteristici del carico esterno sono i parametri di durata,
volume, intensità, densità, frequenza e difficoltà di esecuzione.
La durata è il tempo cronometrico in cui è applicato il carico (stimolo) detratto
delle pause di recupero.
Per volume si intende la quantità, il numero degli stimoli inerenti allo stesso
esercizio. E’ riferito ad una sommatoria omogenea di carichi come il numero
delle ripetizioni dello stesso gesto.
L’intensità è l’impegno massimo muscolare rispetto alla massima prestazione
possibile, come il numero di ripetizioni possibili del gesto in un determinato
tempo.
La densità è il rapporto tra esecuzione e tempo di recupero. Si esprime in
valori di tempo o in percentuale rispetto alla serie del singolo esercizio o
all’intera seduta d’allenamento.
La frequenza è il numero delle volte che lo stesso stimolo è utilizzato
nell’unita di tempo presa in considerazione (giorni, settimane…).
Inoltre abbiamo la difficoltà esecutiva degli esercizi, cioè il loro grado di
complessità, dato che possono presentare vari livelli di impegno motorio.
Normalmente i più comuni parametri utilizzati sono quelli di volume e
intensità e ovviamente è fondamentale tener conto dell’età, del sesso e del
livello di preparazione dell’atleta.
Volume (quantità) e intensità del carico di allenamento sono in stretta
relazione tra loro condizionandosi a vicenda sia in senso negativo che positivo.
Infatti, fino ad un certo punto possono entrambe aumentare, ma, superata una
determinata soglia, si ha stabilizzazione o addirittura decremento di una delle
due. Questi due parametri dovranno essere tenuti presenti non solo nella
programmazione del lavoro annuale ma anche nei cicli più ristretti, sia mensili
che settimanali.
Nel periodo agonistico, tutta la pianificazione dell’allenamento per l’atleta
agonista acquista un senso solo se finalizzata alle gare più importanti previste
in questo periodo. Bisognerà quindi giungere al periodo fondamentale in
ottime condizioni di forma e di preparazione tecnica al fine di ricevere, in
questa fase, quegli accorgimenti utili al massimo risultato.
In questo periodo il livello della massima prestazione non dovrà essere
ricercato più di una o due volte per gli atleti giovani e due o tre volte per gli
atleti più evoluti. Per i giovani è inoltre consigliabile mantenere a buon livello
le qualità fisiche generali e specifiche senza esagerare con esercitazioni
tecniche specialistiche. Per gli atleti giovani, infatti, gli obiettivi immediati
sono meno importanti e lo scopo principale deve essere quello di alzarne il
livello delle qualità fisiche inserendo gradualmente esperienze agonistiche.
Riposo attivo
Alla fine del periodo agonistico, abbiamo un periodo transitorio detto riposo
attivo ovvero di lavoro molto ridotto rispetto al periodo precedente, senza però
tralasciare le esercitazioni fondamentali che garantiscono il mantenimento
delle potenzialità acquisite.
È il periodo in cui si cerca di smaltire la fatica fisica e psichica accumulate in
tutto l’arco della periodizzazione, mantenendosi però nelle condizioni di poter
riprendere un lavoro impegnativo per imminente stagione, senza perdite di
tempo, anzi garantendosi una condizione fisica ideale a ulteriori incrementi di
carico e di risultato.
Va evitato il riposo assoluto in quanto facilita la perdita di quanto acquisito e
ritarda i tempi di ripresa per le tappe future.

Bibliografia

L'allenamento ottimale 

Di  Jürgen Weineck (Autore), P. Bellotti (a cura di), M. Gulinelli (Traduttore)

 

 

 

 

Il Core: il nostro centro funzionale

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core  pugilato  la spezia

 

Il Core: il nostro centro funzionale

Alcune risposte alle domande del momento: quali muscoli comprende il Core? Qual è la funzione del Core? Come si allena il Core


Quante volte avete sentito nominare le parole Core e Core training? Be sicuramente numerose volte se siete utenti del mondo del fitness.

Solitamente quando si sente nominare la parola Core nell'ambito dell'allenamento fitness l'utente medio, e non solo, pensa subito all'allenamento degli addominali. Dico "non solo" perché molto spesso è l'istruttore di turno a spiegarci che il Core è la regione addominale e che il Core Training è quindi l'allenamento di questa parte del corpo.

Ma è veramente così? Con i termini Core e Core Training s'intendono semplicemente gli addominali e il loro allenamento?

Bene la risposta è NO, o meglio non sono inclusi solo i così tanto ben amati addominali.

La parola Core, "Centro" o ancora meglio NUCLEO in questo contesto, identifica tutta la fascia centrale del corpo umano che include il complesso coxo-lombo-pelvico; rappresenta un punto di reazione stabile per il resto del corpo o più semplicemente possiamo descriverlo come " il centro funzionale del corpo".

Quindi quali muscoli comprende il Core?

Secondo una visione più ampia, il Core comprende tutti i muscoli compresi fra spalle e pelvi e ha funzione "link", ovvero di collegamento, tra arti inferiori e arti superiori.

Fanno parte del Core non soltanto i muscoli addominali (retto dell'addome, obliqui e trasverso) ma anche i muscoli paraspinali, quadrato dei lombi, i muscoli del pavimento pelvico, glutei e flessori dell'anca.


Ora che abbiamo definito in modo chiaro che cos'è ci rendiamo ben conto che c'è una bella differenza tra l'allenare la regione del Core e allenare semplicemente gli addominali, e qui sorge spontanea un'altra domanda…

Qual è la funzione del Core?

Come menzionato sopra il Core ha funzione di stabilizzazione, ma anche di trasferire forza dalla parte bassa alla parte alta del corpo e viceversa; è il centro funzionale del nostro corpo.

Già diversi decenni fa, Joseph Pilates, ideatore dell'omonimo metodo oggi tanto di moda, aveva denominato "Powerhouse" quella che viene ora definita "Core Region", vedendola come l'elemento portante e fonte primaria nella generazione di tutti i movimenti.

Sulla base di quanto enunciato, la capacità di mantenere un'adeguata stabilità funzionale ed un buon controllo neuromuscolare nella regione in questione, prende il nome di core stability.

Tale controllo della muscolatura addominale e lombare viene ad assumere un ruolo primario nella prevenzione e nel recupero di patologie muscolo/scheletriche, nel controllo della postura ma anche nel miglioramento della performance sportiva.

Come si allena il Core?

L'allenamento del Core, il Core training,deve essere fatto in modo funzionale, deve comprendere forza, flessibilità e controllo.

Concludendo, possiamo quindi dire che il Core Training apre le porte a un nuovo concetto di allenamento fisico, predisponendo il corpo a svolgere più efficacemente le attività motorie grazie ad esercizi che integrano alla forza e resistenza muscolare, la provocazione della capacità di risposta del corpo agli stimoli esterni utilizzando attrezzi che sollecitano l'equilibrio e le capacità coordinative. In poche parole, si tratta di esercizi che rendono i muscoli più "intelligenti" e il corpo più agile grazie alla simultanea risposta di muscoli e sistema nervoso e sensoriale.


Come riconoscere un esercizio funzionale?


Per riconoscere un esercizio funzionale occorre porsi 4 domande: sono utilizzate catene cinetiche funzionali? C'è la richiesta di controllo motorio? C'è attività del CORE? C'è similitudine con la struttura naturale di movimento?



In qualsiasi palestra l'utente medio si avventura oggi molto probabilmente la prima cosa offertagli è un corso di allenamento funzionale: "allenamento breve, divertente e molto efficace”, così definito da chi offre tale servizio…

Sono pienamente d'accordo su questo ma la domanda che anni fa troppo spesso mi sono fatto è: “ma funzionale de che?” Ora che lavoro in questo campo finalmente ho una risposta chiara e scientifica a questa domanda.

Con quest'articolo intendo quindi chiarire quali sono i principi fondamentali affinché un esercizio possa definirsi funzionale.

 CORE definendolo  come “il nostro centro funzionale”, regione centrale del corpo che ha funzione di stabilizzazione e collegamento tra arti superiori e arti inferiori; da tale definizione ne è emersa la necessità di allenare questa regione con allenamenti di CORE STABILITY per mantenere un'adeguata stabilità funzionale e un buon controllo neuromuscolare.

Il CORE stability è dunque parte integrante dell'allenamento funzionale.

Ma quali sono i parametri che dobbiamo valutare per cui si possa definire un esercizio funzionale?

1. Utilizzo di catene cinetiche funzionali (CCF)

Nel corpo umano abbiamo 2 catene crociate anteriori (CCA), 2 catene crociate posteriori (CCP), 1 catena flessoria anteriore (CF) e una catena estensoria posteriore (CE).

I movimenti analitici, in genere mono-articolari, non creano particolari stimoli propriocettivi, non richiedono grandi capacità coordinative, coinvolgono distretti anatomici isolati e non interessano quindi catene cinetiche funzionali.

2.C'è la richiesta di controllo motorio?

Gli esercizi svolti con i classici macchinari che troviamo in palestra hanno una richiesta di controllo motorio molto scarsa e non possono dunque essere definiti funzionali.

3. C'è attività del core?

Sono richiamati in causa tutti gli elementi di CORE stability visti prima.

4. Similitudine alla struttura naturale di movimento

Un esercizio è funzionale se rispetta almeno 3 di questi 4 principi fondamentali.

Ora che abbiamo i quattro pilastri dell'allenamento funzionale analizziamo brevemente alcuni classici esercizi per vedere se possono essere definiti come tali.


Squat

1.Sono utilizzate catene cinetiche funzionali?

Sì, è interessata parzialmente la CE. Lo squat è un esercizio multi-articolare che interessa attivamente tutta la parte inferiore del corpo e la parte superiore ha funzione di stabilizzazione (soprattutto nella versione con bilanciere)

2. C'è la richiesta di controllo motorio?

Sì, soprattutto se l'esercizio è eseguito con un sovraccarico (bilanciere, manubri, kettlebell, ecc...).

3. C'è attività del CORE?

Sì, è necessario tenere la compattezza del CORE per non incappare in infortuni alla schiena.

4. C'è similitudine con la struttura naturale di movimento?

Sì, pensiamo al semplice sederci e alzarci da una sedia.

Lo squat soddisfa pienamente almeno 3 dei 4 principi fondamentali ed è dunque un esercizio funzionale.


Plank

1.Sono utilizzate catene cinetiche funzionali?

No, non sono utilizzate attivamente CCF

2.C'è la richiesta di controllo motorio?

Sì, per mantenere la posizione di allineamento tra spalle, bacino e caviglie è richiesto un minimo di controllo motorio e propriocettivo

3. C'è attività del core?

Sì, per mantenere la posizione di allineamento

4. C'è similitudine con la struttura naturale di movimento?

Il Plank è un esercizio in tenuta isometrica quindi non c'è movimento ma se ci pensiamo bene noi quando siamo in piedi dobbiamo tenere l'allineamento corporeo (anche se non è sempre così). Quindi possiamo rispondere sì a quest'ultima domanda.

Dall'analisi sono soddisfatti 2 dei 4 principi fondamentali e non possiamo definire il plank un vero e proprio esercizio funzionale.. ma se a questo aggiungiamo un elemento destabilizzante, come per esempio una fitball, ecco che aumenta notevolmente la richiesta di controllo motorio per mantenere un corretto assetto di allineamento.

Con la semplice aggiunta di un elemento destabilizzante abbiamo reso il plank un esercizio funzionale.


PUSH-UP

1.Sono utilizzate catene cinetiche funzionali?

È un esercizio multi-articolare ma non sono utilizzate CCF

2.C'è la richiesta di controllo motorio?

Per eseguire correttamente un push-up è necessario tenere la posizione di plank, ovvero di allineamento, quindi sì è necessario un buon controllo motorio

3. C'è attività del core?

Si, per mantenere un buon allineamento

4. C'è similitudine con la struttura naturale di movimento?

Si, basti pensare al semplice spingere qualcosa o all'atto di sollevarci da terra.

Il Push-up soddisfa 3 dei 4 principi fondamentali ed è dunque un esercizio funzionale.


Crunch

1.Sono utilizzate catene cinetiche funzionali?

No, è un esercizio di isolamento per i muscoli addominali

2.C'è la richiesta di controllo motorio?

La richiesta di controllo motorio è molto scarsa nello svolgere un semplice crunch

3. C'è attività del core?

No, infatti, è un esercizio di isolamento per l'addome

4. C'è similitudine con la struttura naturale di movimento?

Direi proprio di no

Dall'analisi emerge chiaramente che il crunch non rientra tra gli esercizi funzionali.

Questa semplice analisi la potete fare per un'infinità di esercizi per capire se possono rientrare nell'ambito dell'allenamento funzionale.

Spero di aver chiarito eventuali dubbi su questo fantastico metodo d'allenamento!


Dottor Mattia Babetto

 

 

Pugilato Precisione – Velocità – Distanza

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Pugilato Precisione – Velocità – Distanza boxe La Spezia   pugilato

 

Pugilato Precisione  Velocità Distanza

 




 Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori esecutivi) e:- velocità di esecuzione;

– distanza (punto d’impatto , lontananza dal bersaglio, ecc.). Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori decisionali) e:

– velocità di elaborazione della risposta;

– quantità di informazioni da elaborare;

– grado d’incertezza dello stimolo.

Per quanto riguarda il tempo di elaborazione esso aumenta linearmente in funzione della quantità di informazioni e del grado d’incertezza dello stimolo. Il tempo totale impiegato per la risposta (tempo di elaborazione + tempo di esecuzione) non può ovviamente essere superiore al tempo concesso dalla situazione in atto.

Può accadere che il tempo a disposizione venga quasi del tutto utilizzato per elaborare la risposta (caso A); ciò comporta una drastica riduzione del tempo di esecuzione e diventa pertanto impossibile rispettare i parametri di precisione esecutiva.

Può avvenire invece che sia il tempo di elaborazione ad essere ridotto (caso B), in questa situazione può verificarsi una risposta affrettata e priva di alcune importanti informazioni.

 

L'allenamento ottimale  2009

di Jürgen Weineck (Autore), P. Bellotti (a cura di), M. Gulinelli


ANALISI DELLE INFORMAZIONI

Pugilato Precisione – Velocità – DistanzaEsiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori esecutivi) e:- velocità di esecuzione;

– distanza (punto d’impatto , lontananza dal bersaglio, ecc.). Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori decisionali) e:

– velocità di elaborazione della risposta;

– quantità di informazioni da elaborare;

– grado d’incertezza dello stimolo.

Per quanto riguarda il tempo di elaborazione esso aumenta linearmente in funzione della quantità di informazioni e del grado d’incertezza dello stimolo. Il tempo totale impiegato per la risposta (tempo di elaborazione + tempo di esecuzione) non può ovviamente essere superiore al tempo concesso dalla situazione in atto.

Può accadere che il tempo a disposizione venga quasi del tutto utilizzato per elaborare la risposta (caso A); ciò comporta una drastica riduzione del tempo di esecuzione e diventa pertanto impossibile rispettare i parametri di precisione esecutiva.

Può avvenire invece che sia il tempo di elaborazione ad essere ridotto (caso B), in questa situazione può verificarsi una risposta affrettata e priva di alcune importanti informazioni.

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ANALISI DELLE INFORMAZIONI

Pugilato Precisione – Velocità – DistanzaEsiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori esecutivi) e:- velocità di esecuzione;

– distanza (punto d’impatto , lontananza dal bersaglio, ecc.). Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori decisionali) e:

– velocità di elaborazione della risposta;

– quantità di informazioni da elaborare;

– grado d’incertezza dello stimolo.

Per quanto riguarda il tempo di elaborazione esso aumenta linearmente in funzione della quantità di informazioni e del grado d’incertezza dello stimolo. Il tempo totale impiegato per la risposta (tempo di elaborazione + tempo di esecuzione) non può ovviamente essere superiore al tempo concesso dalla situazione in atto.

Può accadere che il tempo a disposizione venga quasi del tutto utilizzato per elaborare la risposta (caso A); ciò comporta una drastica riduzione del tempo di esecuzione e diventa pertanto impossibile rispettare i parametri di precisione esecutiva.

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ANALISI DELLE INFORMAZIONI

Pugilato Precisione – Velocità – DistanzaEsiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori esecutivi) e:- velocità di esecuzione;

– distanza (punto d’impatto , lontananza dal bersaglio, ecc.). Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori decisionali) e:

– velocità di elaborazione della risposta;

– quantità di informazioni da elaborare;

– grado d’incertezza dello stimolo.

Per quanto riguarda il tempo di elaborazione esso aumenta linearmente in funzione della quantità di informazioni e del grado d’incertezza dello stimolo. Il tempo totale impiegato per la risposta (tempo di elaborazione + tempo di esecuzione) non può ovviamente essere superiore al tempo concesso dalla situazione in atto.

Può accadere che il tempo a disposizione venga quasi del tutto utilizzato per elaborare la risposta (caso A); ciò comporta una drastica riduzione del tempo di esecuzione e diventa pertanto impossibile rispettare i parametri di precisione esecutiva.

Può avvenire invece che sia il tempo di elaborazione ad essere ridotto (caso B), in questa situazione può verificarsi una risposta affrettata e priva di alcune importanti informazioni.

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Pugilato La Tecnica Al servizio della Tattica

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pugilato palestra la spezia

La velocità a media distanza  è maggiore  di quella a lunga distanza (sia eseguendo il passo in avanti sia ruotando  maggiorante  la spalla -tronco) .

Quindi Sferrando  alla media distanza le capacità difensive sono limitate , dalla nostra parte avremo  una magnifica reazione  in contrattacco.

Un Pugile reattivo  si troverà meglio a lavorare a lunga distanza, avrà maggiori possibilità   reattive, Al contrario un pugile  poco reattivo  sarà indirizzato verso la corta distanza  dove  potrà annullare le caratteristiche avversarie e si potrà avvalere anche delle percezioni tattili .

L'analisi che   deve effettuare il pugile  impiega  più tempo della  esecuzione perché deve orientarsi : su che  pugno , sulla difesa e sul possibile contrattacco . Questo tempo  possiamo  renderlo più breve  diminuendo il tempo fra segale e risposta (automatismi)  Vedi Sparring condizionato . Quando non conosciamo  l'azione  aumenta   il tempo di risposta , per questo  è fondamentale un allenamento fondato su stimoli e risposte .

Esistono altri fattori da tenere in considerazione  per  incanalare il pugile nel proprio stile , la struttura fisica , l'abilità a preparare l'attacco e di neutralizzarlo (difesa), la finta ecc.

Le azioni  tattiche  sono alla base della boxe esse incominciano sempre alla lunga distanza integrate dai vari mezzi di preparazione (finte  e inviti )

La tecnica rappresenta la base dell'azione tattica  ma non dimentichiamo che la tecnica  può dare risultati solo se ha solide basi e se l'obbiettivo è stato scelto con cura ( LA TECNICA AL SERVIZIO DELLA TATTICA )
La tattica  (il saper fare ) La tecnica  utilizzata per  il poter fare )

Il pugno raggiunge l'obbiettivo se si  è parte di un azione tattica sia di attacco che contrattacco .

Il Miglioramento arrivati alla massima conoscenza tecnica avviene grazie alla tattica , realizziamo  la tattica con gli allenamenti  dal riscaldamento , alle figure con il maestro allo sparring condizionato .

La comprensione di pugili e Maestri aumenterà con il  tempo .

Attacco , contrattacco  e difesa  uscendo dalla zona   di scambio .

La tattica  deve essere insegnata nella prima fase  del  allenamento sfruttando  la concentrazione e freschezza dei pugili .

La memoria dei movimenti  si ottiene grazie alla ripetizione (simile alle tabelline)

Queste ripetizioni senza dubbio non  vanno  eseguite nella pratica di combattimento dove i carichi nervosi sono altissimi .

Luca Riccardi

 Scuola di pugilato La Spezia

La cultura degli alibi nello sport

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Non c’è niente da fare: la prima vittoria è Vincere contro noi stessi. E dopo questa prima vittoria possiamo già cominciare ad avere una mentalità vincente, perchè sappiamo vincere i nostri difetti, e ancora non abbiamo battuto nessuno.

Il secondo passo è vincere contro le difficoltà, che è un’altra cosa rispetto a noi, perchè quando parlo dei nostri limiti parlo di limiti personali. Poi ci sono altre difficoltà di ogni tipo che dobbiamo risolvere, che dobbiamo battere. Un fatto che sembra banale, ma non lo è: siamo campioni perchè non ci lamentiamo mai. Sembra poco, ma non è poco. .Perché ? Perchè anche questo modo di comportarsi fa parte della mentalità Vincente. Tutti possono spiegare perchè non si è riusciti a fare una cosa, pochi riescono a farla lo stesso. E per questo occorre vincere anche le piccole difficoltà.,non ci dobbiamo deprimere, dobbiamo vincere. Per le altre cose però non siamo così duri. non ci alleniamo in posti ideali. perchè se ci alleniamo dove fa sempre fresco, , perdiamo. Invece noi dobbiamo vincere, dove fa freddo e dove fa caldo, sempre.Non riuscire a vincere le difficoltà porta a quella che chiamo la “cultura degli alibi”, cioè il tentativo di attribuire il motivo di un nostro fallimento a qualcosa che non dipende da noi. Di solito ci si rifà a cose molto grandi, strutturali, storiche, del genere caratteristiche dei popoli (”Noi italiani siamo così, lo sono nei cromosomi, e allora non c’è niente da fare”). Ma la cultura degli alibi utilizza anche spiegazioni più banali. dall’avversario non può dirgli “non farmi male ”, allora dice “Quella luce mi dà nell’occhio”, allora devo chiamare gli elettricisti, invece di allenare. Adottando la cultura degli alibi elimino la possibilità di utilizzare il feedback, che sta alla base

dell’apprendimento.

Il terzo livello di vittoria è vincere contro gli avversari, e qui viene il problema della qualità, nostra e degli altri, ed il problema di misurarla. In tal senso le statistiche ci servono a non fidarci delle semplici impressioni e anche a misurare in cosa dobbiamo migliorare.Ricerca della qualità non significa infatti ricerca della perfezione, perchè quella della perfezione è un’idea perdente, per il semplice motivo che non è possibile raggiungerla. Se si pretende la perfezione, otteniamo il risultato che l'atleta , vedendo che non ci riesce, comincia a considerarsi in modo negativo, perchè non raggiunge l’obiettivo che gli abbiamo dato. Uno dei compiti di un vero allenatore è saper individuare fra tutti gli elementi da migliorare in una partita quelli che sono decisivi per la vittoria. Questo significa stabilire delle priorità, e credo che sia una delle cose più difficili da fare. ma stabilire delle priorità è l’unico modo per guidare il processo che porta alla vittoria. Fra tutti i difetti occorre individuarne tre. e su quelli bisogna “martellare”, finche non si ottiene il salto di qualità. mentre gli altri li tocchiamo. ma non possiamo pretendere per tutti 10 stesso livello di applicazione.Vorrei dire qualcosa anche sul metodo. un metodo, senza la conoscenza specifica, profonda di quello che uno fa, è una scatola vuota..

 

La qualità per vincere 

Julio Velasco

In ogni azione dell’individuo è già previsto il suo scopo, il suo obiettivo, il suo risultato fin dall’inizio di ogni movimento e chi agisce ne è più o meno consapevole

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La consapevolezza dell’unità biologica della persona nella quale vi è l’inscindibilità  della mente dal corpo.

L’educazione dell’uomo attraverso il movimento, pertanto non  può essere ridotta ad un insieme di esercizi fisici  o attività di moto  standardizzate che valorizzano solo risultati ed effetti  di tipo esclusivamente  fisco-motorio ma dove, al contrario deve essere  rivolta ad un attenta valutazione  degli effetti sulla globalità della persona.

Ecco perché lo studio delle attività motorie  deve   inevitabilmente tener conto, integrarsi ed arricchirsi  di tutti  quei stuti scientifici e conoscenze consolidate nelle scienze umane  come anatomia, la fisiologia, la pedagogia e la sociologia.

Solo  un approccio pluridisciplinare potrà valorizzare   il movimento come  una delle  più importanti organiche  indispensabili per l’evoluzione dell’uomo, per il mantenimento del benessere psico-fisico e per la prevenzione dell’invecchiamento.

IL movimento nasce e si sviluppa nell’uomo  secondo forme  prestabilite.

La motricità non patologica   è costituita  da movimenti riflessi incondizionati a quelli acquisiti, i movimenti  volontari e controllati e quelli automatizzati . La modulazione riflessa è quella che permette di mantenere  le posture intervenendo con aggiustamenti millimetrici per mantenere l’equilibrio. L’utilizzo controllato del movimento  invece  caratterizza  l’apprendimento  di nuove abilità. Gli automatismi in fine  sono frutto di “esperienza”  sono l’evoluzione della motricità controllata .

Kurt Meinel descrisse, nella sua opera più importante del 1977, che: “In ogni azione dell’individuo è già previsto il suo scopo, il suo obiettivo, il suo risultato fin dall’inizio di ogni movimento e chi agisce ne è più o meno consapevole” (ed. 2000 pag. 78 "Teoria del movimento" Società Stampa Sportiva Roma, Centri CONI di Avviamento allo Sport).
L’integrazione delle informazioni elaborate provenienti dall’ambiente, con le informazione dei movimenti automatizzati, già presenti nella memoria cinestesica (esperienza motoria), rappresentano la fonte primaria da cui scegliere il miglior programma d’azione (o di movimento) da effettuare secondo un personale schema ideo-motorio. Pëtr Umi Anochin (1898 – 1974), fisiologo sovietico parla di un vero e proprio meccanismo chiave nello svolgimento dell’azione, che lui definisce “presa di decisione” e che rivela due processi fondamentali:
1) la formazione di un programma d’azione (allenamento ideomotorio) in cui l’atleta
riepiloga mentalmente il movimento richiamandolo alla sua coscienza.
2) l’anticipazione (o previsione) dei risultati delle azioni parziali e dell’intera azione che deve essere eseguita; questi processi sono il confronto tra il compito richiesto e quello reale e che
nella pratica sportiva sono noti con la definizione di: “anticipazione del movimento”.
Gli atleti esperti infatti, proprio per il fatto di avere affrontato innumerevoli volte una determinata situazione o altre abbastanza simili, possono concentrarsi maggiormente solo su quei segnali principali, evitando così di prendere in considerazione quelli superflui. In questo modo le loro scelte saranno molto più rapide e l’azione motoria avrà maggiori possibilità di successo Se l’individuo ha una carente esperienza motoria può accadere che non vi sia un progetto di movimento Spesso accade che alla risposta di una azione avviata dall’avversario, questa sia talmente veloce e rapida che non basterebbe la sola esperienza maturata su campo (sebbene oramai automatizzata) per prendere coscienza della situazione e rispondere adeguatamente. E’ necessaria una azione meno consapevole (quella che si definisce motricità riflessa), che sappiamo essere nel nostro bagaglio motorio, ma che esce fuori solo nei momenti di “pericolo”, senza la nostra consapevolezza. Addirittura in quell’istante sembra che i nostri segmenti motori (arti inferiori o superiori) rispondano autonomamente angolando nella giusta direzione ed anticipando non solo il nostro pensiero ma colpendo l  in maniera vincente. Pensiamo al Pugile che deve rispondere (coppia stimolo-risposta) ad pugno dell’avversario con una velocità di oltre 100km/h in uno spazio corto .
Maggiore sarà l’insieme degli eventi che un pugile è in grado di svariare e tanto più debole sarà la reazione di difesa (l’assumere una certa postura, invio di segnali espressivi, ecc.).

Su questo punto vorrei riprendere la definizione di Meinel enunciata all'inizio e  soprattutto la parte finale quando dice:"... chi agisce ne è più o meno consapevole".


l’anticipazione del programma diventa una successione di movimenti acquisiti nel tempo e che sono il bagaglio motorio del pugile che utilizzerà per ridurre al massimo i tempi di risposta (capacità di reazione).
la parte relativa alle capacità condizionali della forza e della resistenza, dovranno comunque essere allenate nelle sedute di allenamento, perché coinvolte nel processo evolutivo di apprendimento dell’individuo e che contribuiscono in qualche misura, anche se indirettamente, a favorire l’anticipazione di pattern o programmi di movimento precostituiti (automatizzazione)
.

BIBLIOGRAFIA

JURGEN WEINEK-”L ‘allenamento ottimale"Calzetti e Mariucci Editore

A. DAL MONTE; F. MERN-"L'allenamento giovanile" -CONI Sds -

KURT  MEINEL-"Teoria  del  movimento"

Centri  CONI  Avviamento  allo  sport  Società stampa sportiva-

"Lineamenti di  teoria  e  metodologia  del  movimento umano" -

"Test  motori" -CONI  Sds   Divisione   attività didattiche Roma Ed. 1999.

 

L’allenamento è tutto Boxe

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lallenamento   E tutto

L’allenamento è tutto… poco altro conta così; se non c’è allenamento non c’è risultato, dovunque. Nella vita, nei rapporti, nel lavoro, nello sport. Provare, produrre, sbagliare, replicare, correggere, sbagliare, sbagliare, sbagliare… imparare.

Qui anche i bambini più bravi devono fare i compiti.

La capacità di apprendere, passa però da una cosa prima di tutto: l’organizzazione della didattica, una metodica per acquisire e applicare informazioni.

Senza metodo, non c’è apprendimento.

Mettere in fila gli eventi con una logica e un sottofondo solido è spesso la cosa più difficile nella programmazione dell’allenamento. Il resto è tempo sprecato.

Pensate al fare una torta; quanto tempo servirebbe per produrre un risultato commestibile senza conoscere ingredienti, dosi, modi e tempi?

In pasticceria questo lo sanno fare benissimo; le nostre nonne e le nostre madri probabilmente ancora meglio, ma noi? Com’è stato negli anni il passaggio del testimone? Quanto è stato contaminato o riportato fedelmente? Ingredienti, modi e tempi quanto sono stati portati fuori strada? E soprattutto, ora come ora, dove sta scritta la ricetta della torta basata su evidenze, dati, risultati?

Si fatica a comprendere cosa leghi le logiche di allenamento

Per non parlare dei metodi applicativi, troppo spesso legati a posizioni indifendibili.

Anche in letteratura sono pochi i lavori davvero succosi e concreti. Sono poche le ricette profumate.

 

BIBLIOGRAFIA:

  1. Appleby, B, Newton, RU, and Cormie, P. Changes in strength over a 2-year period in professional rugby union players. J Strength Cond Res 26(9):2538-2546, 2012.

  2. Baker, D. Six-year changes in upper-body maximum strength and power in experienced strength-power athletes. J Austr Strength Cond 16: 4–10, 2006.

  3. Baker, D and Newton, R. Observation of 4-year adaptations in lower body maximal strength and power output in professional rugby league players. J Aust Strength Cond 16: 3–10, 2008 federico-fontana

Nel pugilato la fortuna non esiste: talento, passione aspetto tecnico e atletico vanno di pari passo

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Analizziamole una per una.

Il talento:

è una predisposizione personale che permette al cervello di essere organizzato in maniera tale da poter creare particolari istinti, di tipo fisico, motorio ed emozionale, i quali possono essere espressi in determinate attività.

Durante l’espressione di tali attività, il soggetto si renderà facilmente conto di aver una particolare facilità nell’eseguirle.

Il fatto stesso di rendersi conto di essere bravi in ciò che si fa, crea la passione, la voglia di migliorarsi e di mettersi alla prova (stimolando lo spirito di competizione).

Il sacrificio

volersi migliorare o voler diventare migliore sono due cose completamente diverse: quest’ultima richiede sacrificio.

Raggiungere il livello di perfezione richiede di dover allenare assiduamente l’aspetto fisico e tecnico, in modo tale che la pratica dell’attività sportiva torni a donarci nuovamente emozioni.

Le emozioni rappresentano i nostri stimoli, i quali danno un senso alla fatica fisica sopportata dall’atleta, agendo sulla forza di volontà, che lo aiuterà a perseverare verso i propri obiettivi finali.

 

 

 


La passione:

passione e sacrificio sono due elementi profondamente correlati: l’uno non può esistere senza l’altro. La passione è la vera espressione di un sentimento e di un’emozione pura, di una volontà profondamente connessa col nostro io.

Quando abbiamo passione, il cervello è completamente assorto nell’attività che sta eseguendo: nessun altro pensiero trova spazio, ogni senso è focalizzato al fine di dare una completa partecipazione emotiva.

Se qualcuno di voi sta pensando alla fortuna, sappiate che nello sport la fortuna è illusione: basti pensare al poker in cui, gli stessi professionisti, sono d’accordo nel dire che la fortuna è solo una possibile variabile di un gioco programmato e studiato. In realtà non fa la differenza, ti potrà far vincere una partita, ma non ti renderà un campione!

 


La presenza: altrimenti detto magnetismo animale. Cosa s’intende per presenza?

Presenza rappresenta la capacità di una persona di trasmettere, agli altri, emozioni, la propria determinazione, sicurezza, volontà.

Una persona carismatica è qualcuno che, inspiegabilmente, riesce ad attrarci, è capace di attirare la nostra attenzione, emana da tutti i pori energia.

Vi sarà certamente capitato in vita vostra di conoscere qualcuno carismatico, qualcuno capace di attirare ed assorbire completamente la vostra attenzione.

Inconsciamente alcune persone, durante gli anni, pervengono a sviluppare alcune di queste capacità.

Il loro sguardo incute rispetto, e qualcosa sembra emanarsi dalla loro personalità.

Ad un livello superiore ottengono successo nella vita in una maniera che gli altri direbbero “fortunata”.

Proprio per questo, fin dagli albori dell’Umanità, fin dagli egizi, esiste una “Tradizione” di ricerca di sviluppo del Magnetismo Personale per lo sviluppo di un uomo superiore e migliore, ed esistono anche Società e persone depositarie di queste antichissime conoscenze.

Aristotele, Plutarco, Plinio, Marsilio Ficino, S. Tommaso, Alberto Magno, parlarono di questo sapere che è anche potenza: dell’azione fascinante che un individuo può esercitare su di un altro.

Vi sarete resi conto che sono le emozioni l’elemento che accomuna tutte le caratteristiche di un campione eppure, mediamente, la percentuale di allenamento consacrata allo sviluppo delle capacità mentali di uno sportivo, variano tra il 5-10% del tempo totale.

 

Partiamo da qualche semplice presupposto:

− il cervello non è in grado di distinguere tra ciò che è immaginato e ciò che realmente viene vissuto

− ogni azione viene registrata e metabolizzata per poter poi entrare a far parte del bagaglio delle esperienze personali che portano insegnamento

− il tempo non esiste: è un concetto prettamente umano che serve a donargli un’identità scandendo ogni giorno della propria vita.

Eppure, in particolari occasioni, il cervello è in grado di elaborare tutta una serie di complesse informazioni in modo tale da risolvere istantaneamente una situazione di panico (basti pensare a quanto poco tempo serve al cervello per riuscire a capire come posizionare il nostro corpo per evitarci di cadere). Questa è una piccolissima dimostrazione di come l’essere umano utilizzi mediamente solo il 10% del proprio potenziale creativo, logico e risolutivo nella vita di tutti i giorni.

Pugilato Allenare la Resistenza è importante perché

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aumenta la capacità di prestazione fisica; migliora la capacità di recupero eliminando più rapidamente le scorie prodotte dalla fatica riduce i traumi, i quali derivano dalla stanchezza del Sistema Nervoso Centrale; aumenta la capacità di carico psichico, aumentando la resistenza allo stress evita la diminuzione della
capacità funzionale del Sistema Nervoso Centrale, in quanto si ha una migliore capacità di recupero che non compromette la concentrazione e la reattività,; diminuisce gli errori tecnici e tattici per l’elevata concentrazione durante la gara; mantiene la salute sana e stabile perché aumenta le difese immunitarie.

E’ importante sviluppare la Resistenza in base alle esigenze della disciplina: un eccesso di Resistenza influisce in maniera negativa sulla rapidità, sulla forza esplosiva e può portare ad una condizione di “overtraining” o sovrallenamento che peggiora la capacità di prestazione.

Allenando la Resistenza si va a migliorare la Potenza Aerobica dell’atleta. Essa è l’intensità del sistema aerobico ed è l’abilità di produrre energia aerobica ad un elevato ritmo nell’unità di tempo; è valutata con il VO₂max (Volume Massimo di Ossigeno che può essere consumato al minuto), che rappresenta la più alta espressione della capacità di produrre lavoro muscolare utilizzando il metabolismo aerobico.

Il miglioramento della Potenza Aerobica provoca nell’atleta i seguenti vantaggi:

1. si produce ATP col meccanismo aerobico ad alte intensità;

2. il debito di ossigeno è di minore entità ed il recupero è tanto più rapido quanto maggiore è la potenza aerobica sia in regime aerobico che nell’anaerobico;

3. maggiore è il grado di potenza aerobica, maggiore è la capacità di lavoro estensivo e maggiore è al capacità di recupero.

 

Gli effetti del allenamento variano secondo l’intensità e la durata , diminuendo l’intensità del carico, la demolizione dei carboidrati cede sempre più il passo a quella dei grassi e al contrario , aumentandola si intensifica la demolizione dei carboidrati .Fino alla soglia aerobica i flussi energetici possono essere coperti quasi esclusivamente dai grassi, mentre superata la soglia aerobica, quindi nella fase anaerobica quasi esclusivamente dai glucidi . Per migliorare i parametri cardiocircolatori sono adatti sia il metodo estensivo che quello intensivo, quest’ultimo è preferibile in quanto comporta una minore sollecitazione psicofisica.

 

L’allenamento ad intervalli svolge un’azione intensa sui cambiamenti dei parametri cardiaci , nella fase di carico grazie al lavoro pressorio si produce un ipertrofia del miocardio; nella fase di recupero, attraverso il lavoro cosiddetto di volume si produce una dilatazione delle cavità cardiache.

Queste sono le ragioni per cui si ottiene con il metodo ad intervalli un rapido aumento dei parametri funzionali del cuore, un effetto positivo sul V2Max e quindi sulla resistenza.In più andremo a migliorare anche le capacità anerobiche e lavoreremo su “alte frequenze” quelle in cui nel pugilato abbiamo maggiormente bisogno .

Migliore è la resistenza di base tanto maggiore sarà la densità dei capillari e con essa la situazione di rifornimento di sostanze al muscolo impegnato nel lavoro .

‘allenamento alla resistenza provoca: un aumento del volume sanguino, si determina una diminuzione della frequenza cardiaca .Grazie alla maggiore economia del lavoro cardiaco , aumenta la gittata e diminuisce la frequenza , aumentando l’efficienza del cuore.

 

L’aumento ematico più elevato è causato da carichi aerobici molto voluminosi , grazie ai quali possiamo aumentare di uno, due litri del volume del sangue .

Durante l’attività fisica , aumenta la percentuale di lattato nella trasformazione dell’energia , la quantità di acido lattico che può essere metabolizzata è più elevata quanto sono maggiori le dimensioni del cuore e maggiore è la possibilità che ciò aiuti indirettamente a innalzare la soglia della fatica .

Il cuore “da atleta” può arrivare a pesare quasi il doppio di un soggetto sedentario, quindi una diminuzione della sua frequenza e maggiore economia del lavoro cardiaco a parità di carico.
 

Per riassumere

Si può affermare che attraverso i fenomeni di adattamento prodotti dall’allenamento della resistenza nelle cellule muscolari – aumento dei substrati energetici, incremento della capacità enzimatica di trasformazione energetica, miglioramento dei meccanismi di regolazione ormonale – si può ottenere un miglioramento delle basi indispensabili per un incremento della capacità di prestazione. Il livello e la qualità di un simile miglioramento dei processi metabolici dipende dai contenuti e dai metodi di allenamento utilizzati. Errori nella loro scelta, allenamentoi intensivo con un recupero insufficiente e un’alimentazione sbagliata portano ad adattamenti accompagnati da difetti che non permettono di ottenere lo scopo che si voleva realmente raggiungere e da peggioramenti della prestazione,dovuti a eccesso di carico.

L'allenamento ottimale

Forza e allenamento Della forza nei bambini e negli adolescenti

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Forza e allenamento  Della forza nei bambini  e negli adolescenti 

Per molti anni erano in pochi a credere che un allenamento contro resistenze potesse migliorare la forza dei bambini.

Allenatori e insegnanti credevano che bambini diventassero più forti con /'aumento dell’età, e che l'allenamento della forza fosse solo per atleti dì età maggiore Ma, di fatto, i bambini possono trarre benefici da un programma di allenamento della forza correttamente progettato, e adeguato all'età (Kraemer, Fleck 2005,)

 

 

 

Più precocemente vengono controllati i processi motori tecnico-coordinativi , più si può continuare ad allenare in modo economico e specifico le componenti organico-muscolari ; e generalmente anche con il movimento tecnicamente corretto . Di conseguenza esiste sempre un’influenza positiva tra condizione muscolare (efficienza muscolare) e tecnica .

Le caratteristiche più importanti della pianificazione dell’allenamento sono rappresentate dal suo progressivo adattamento , dalla sua costituzione per fasi temporali e dalla periodizzazione del carico di allenamento .

L'importanza dell'allenamento della forza per i bambini e gli adolescenti in generale, e per l'allenamento sportivo in particolare, continua ad essere oggetto di discussioni, non scevre da connotazioni emotive. Già nel 1997, Fleck, Kraèmer (1997, 1999) scrivevano che: "Negli ultimi dieci anni, l'allenamento contro resistenze di bambini e adolescenti è stato accettato, ed è diventato popolare tra i professionisti dell'educazione, i medici e gli scienziati, ma resta oggetto di controversie". Spesso gli aspetti che riguardano un allenamento della forza sono trattati in modo generale, senza dati sulle normative del carico, sull'esecuzione e la strutturazione dell'esercitazione e senza specificare il gruppo di soggetti al quale è diretto. La gamma delle definizioni di allenamento della forza per i soggetti in via di sviluppo va dagli esercizi a carico naturale, usati come allenamento di compensazione supplementare, fino all'allenamento di alto livello dei praticanti power lifting o dei pesisti di livello internazionale. Mentre tra i sostenitori di questo allenamento si trovano affermazioni come, ad esempio "Un allenamento finalizzato e adeguato all'età è assolutamente necessario come prevenzione di difetti posturali o per il miglioramento diretto alle richieste specifiche della disciplina praticata

Hanno svolto un allenamento supplementare della forza, indipendentemente

dai pro e i contro, dimostrano che, con adeguati stimoli specifici di forza si possono ottenere adeguate reazioni di adattamento. Se, nel dibattito tra i favorevoli e i contrari, si segue la strada che finora abbiamo descritto, la decisione si rivela difficile. Per questo è necessario che le tematiche che riguardano l'allenamento della forza nell'età evolutiva siano trattate in modo molto più differenziato. Per questo, al centro di questa trattazione, vi saranno il problema dell'alienabilità di base della capacità fisica "forza" nelle diverse fasi dell'ontogenesi,dall'infanzia fino all'adolescenza e i "proclamati" pericoli per l'integrità fisica e  psichica che sarebbero associati al suo allenamento. La trattazione è arricchita da raccomandazioni per l'allenamento e da istruzioni su come agire durante la sua realizzazione. In passato si riteneva che in età evolutiva non fosse consigliabile un allenamento finalizzato della forza prima del completamento della maturazione sessuale (cfr American Academv of Pediatrics 1983), e tale indicazione era giustificata, in primo luogo, con le carenze dello stato ormonale,

soprattutto di testosterone, tipiche dei bambini e degli adolescenti. "Un argomento contro l'allenamento dei bambini preadolescenti era che essi non sarebbero stati in grado di ottenere guadagni significativi a causa della carenza di livelli i adeguati di androgeni in circo lazione" (Pitton 1992, 55). Si avanzava poi il sospetto che, di per sé, un allenamento de a forza provocasse un effetto negativo  sulla crescita e sulla maturazione ossea e quindi, aumentasse la predisposizione a· traumi specialmente dell’epifisi, delle cartilagini d'accrescimento, delle ossa e del tessuto connettivo (cfr.

Bilcheck 1989; Brown, Kimball 1983,Peterson, Renstrom 2002; Pitton 1992; in

una rassegna Mellerowicz et al. 2000). Nelladella prestazione sportiva." (Weineck, 2003,3 7 4), "Secondo le affermazioni scientifiche, e da quanto appare dalla pratica, l'inizio dell’alienabilità della forza, si trova nel 7-9anno di vita." (Ehlenz et al. 1998, 74) e L’allenamento contro resistenze dei bambini ha guadagnato consensi e popolarità, in primo luogo perché, attraverso programmi di allenamento appropriati e adeguati allo sviluppo, si possono ottenere incrementi di forza, si può stimolare lo sviluppo delle ossea si possono prevenire infortuni in altre attività fisiche e in altri sport" (Fleck,Kraemer 1997, 215), i critici di questo allenamento in età infantile e nell'adolescenza

affermano, invece : "Sotto gli 8-10 anni appena esiste un'alienabilità intesa come adattamento fisiologico" (Hollmann,Hetttinger, 251) e: "Anche nello sport d’elevata prestazione in età infantile e nell'adolescenza deve essere evitato un allenamento della forza relativamente unilaterale

 

fase iniziale dei primi studi empirici   sul tema dell'allenamento della forza in età evolutiva non furono rilevati effetti significativi per quanto riguardava l'incremento della forza e della capacità di prestazione5

(Kirsten 1963, Vrijens 1978). Nel 1983, partendo da queste conoscenze l'AmericanAcademv of Pediatrics pubblicò una presa di posizione nella quale si considerava che l'allenamento della forza con i bambini e gliadolescenti fosse inopportuno, e quasi inutile, in quanto non portava allo scopo voluto, aumentava il rischio di traumi e il suo effetto non era sicuro (su questo cfr. una rassegna di Giessing, Frbhlich 2008).

Intorno al 1990 circa, a causa dell'aumento delle prove empiriche favorevoli all'allenamento

della forza con bambini e adolescenti, avvenne un cambiamento nelle raccomandazioni

sull'allenamento (cfr. Malina2006, 478). che sfociò in una revisione dell’ appresa di posizione della National Strenght

and Conditioning Association, dell'American College of Sports Medicine e dell'American

Academy of Pediatrics, che ora raccomandavano, espressamente, un allenamentodelle forza rea lizzato sotto supervisionedi un esperto, e diretto ad una cerchia specifica di soggetti, come prevenzione degli infortuni, modalità per incrementare la capacità di prestazione, la fitness generale elo stato generale di benessere psichico(American Academv of Pediatrics 2001;

Feigenbaum 1993; Feigenbaum et al.19996a, Hamill 1994; Guy, Micheli 2001;

Malina 2006). Nel 2001 , Guy, Michelihanno pubblicato un articolo di rewiew sul l'allenamento

della forza con bambini e adolescenti nel quale affermavano: "Il primo concetto errato è che un atleta nell'età

prepuberale non può trarre benefici dall 'allenamento della forza a causa degli insufficienti livelli di androgeni in circolo secondo è che un atleta che realizza un allenamento della forza perde la flessibilità e  l'escursione dei movimenti necessarie per ottenere una prestazione ottimale nel lo sport che ha scelto La terza idea sbagliata

è che l'allenamento della forza è pericoloso ed espone i giovani atleti ad un inutile rischio di traumi (Guy, Micheli 2001,29). Qui di seguito discuteremo criticamente, in un contesto storico, gli argomenti che stati addotti come prova contro la realizzazione di un allenamento della forza nel l'età evolutiva. Fondamentalmente con essi riporteremo

dati empirici sull'allenamento della forza di bambini i e adolescenti, e li discuteremo nel contesto delle ipotesi che sono

state illustrate. Però, preliminarmente, prima di discutere gli aspetti attuali che riguardano questo allenamento, ci occuperemo di realizzare una prima differenziazione o  definizione dei vari concetti.

 

Il tema "Allenamento della forza"


 

Per "allenamento della forza con bambini e adolescenti, in generale, s'intende l'utilizzazione di pesi liberi, di macchine, come anche del proprio peso corporeo o di elastici, per podure una resistenza [al movimento] che deve essere superata" (American AcademvofPediatrics 2001, 1471; Benjamin et al. 2003,

1; Hamill 1994, 53). Un allenamento della forza corretto, diretto a bambini e adolescenti ,quindi, utilizza tutte le forme pensabili idi allenamento contro resistenze, il cui contenuto deve essere scelto e strutturato secondo il suo obiettivo (ad esempio, sport di alto livello vs sport praticato a scopi di salute e preventivo) e le popolazioni alle quali è diretto [ad esempio, praticanti sport scolastico vs giovani atleti praticanti sport di alto livello) (cfr. Menzi et al. 2007). Ciò vuole dire anche che, per principio, si deve applicare un allenamento del la forza sufficientemente differenziato e scelto in modo specifico (Gottlieb 200 1), tale da ottenere l'effetto voluto secondo lo scopo da raggiungere e le popolazioni alle quali è diretto. Sul piano neuromuscolare, il risultato dell'utilizzazione di attrezzi e di macchine diverse per iniziare un sovraccarico progressivo ,però, è rappresentato dai più diversi processi di adattamento che limitano, notevolmente, la possibilità di confrontare tra loro i singoli studi e rende problematica la generalizzazione dei loro risultati. Gli scettici, spesso, si oppongono all'utilizzazione di macchine e di pesi liberi perché, secondo la loro va lutazione, il carico sarebbe troppo elevato. A questo punto, occorre affermare esplicitamente che  gli esercizi con i pesi liberi possono essere facilmente dosati individualmente, che il sovraccarico può essere facilmente graduato e, quindi, sono meno gravosi degli esercizi generali a carico naturale (Ebada, Kruger 2004, 35). Inoltre, proprio gli esercizi a carico natura le (push up, pul/ up, handstand push up) spesso non rappresentano una sollecitazione sufficiente (cfr. Freiwald 2005, 270). Proprio l'esempio de ipush up mostra che spesso il punto debole

non è necessariamente rappresentato dalla muscolatura che deve essere allenata (m.grande pettorale, m. del bicipite brachiale),

quanto nella stabilizzazione del tronco attraverso una adeguata tensione del corpo.

L'allenamento della forza (in inglese:strength training spesso sinonimo di resistence training o weigth training), quindi, s’orienta  sulle normative generali del carico con l'obiettivo di superare una resistenza, individualmente progressiva - che è superiore al livello di performance e di forza dei movimenti della vita quotidiana .

capacità motoria "forza", nella quale le diverse capacità di forza non debbono essere tutte considerate dello stesso rango. La forza massimale, infatti, determina la forza rapida, la forza esplosiva e la resistenza alla forza. I fattori che influenzano la durata e l'ampiezza dell’adattamento ai carichi di allenamento della forza (Conley, Rozenek 2001);

Frblich et al. 2007b, 7) sono rappresentati dalla variazione della grandezza del peso, del volume, dell'intensità del carico, della massa muscolare interessata, del regime di lavoro muscolare, della pausa tra le ripetizioni i set, della scelta e della tecnica esecutiva dell’esercizio, dal livello attuale d’allenamento e dal metodo di allenamento

scelto. Dall'allenamento della forza occorre siano nettamente distinti concettualmente la pesistica e le alzate di potenza (in inglese :weightlifting e powerlifting), che rappresentano discipline di gara con intensità di carico elevatissime e con esercizi di gara ché hanno caratteristiche molto specifiche(Benjamin, Glow 2003; Hamill 1994;  Schafer 1991). Se ci si riferisce all'aspetto della sicurezza nella pesistica, Fry, Schilling(2002, 7) sottolineano che: "Attualmente, i dati indicano che i programmi di sollevamento pesi sono sicuri, e lo sono più dimolte altre attività sportive giovanili e che questo allenamento non è dannoso per giovani atleti”. Dall’allenamento della forza occorre distinguere anche l'allenamento del culturismo(in inglese, e d'uso comune in italiano, bodybuilding). che è diretto a sviluppare un livello elevato di massa muscolare e di definizione della muscolatura (Giessing,Hildebrandt 2005 : Fròhlich 2007'; Tesch1992b). Però, proprio in inglese, queste diverse attività tutte legate alla forza, concettualmente non vengono nettamente distinte l'una dall'altra, con la conseguenza che non si può escludere che ne derivino gravi confusioni (Hamill 1994). un fatto che viene messo in rilievo criticamente anche da Feigenbaum et al. (1996a , 63): "Il rapporto della Neiss(National Electronic lnjurySurveillance System of US ConsumerSafety Commission (il sistema nazionale elettronico di controllo degli infortuni della Commissione per la sicurezza dei consumatori

egli Stati uniti}. comunque, non distingue tra infortuni associati alla pratica dell’allenamento della forza e quelli associati alla pratica competitiva di sport come le alzate di potenza e la pesistica". Quindi, già dal punto di vista terminologico si posso non trovare fraintendimenti, che rendono difficile l'interpretazione degli studi sull'allenamento della forza di soggetti adulti. 

 Inoltre, spesso, non si fanno differenze tra soggetti allenati e non allenati, ben sapendo che, all'inizio di un allenamento della forza si trovano soprattutto effetti di adattamento di natura nervosa   tipo inter- e intramuscolare che determinano i primi miglioramenti della forza nei soggetti non allenati (Hàkkinen etal. 2000; Moritani 1992'; Rutheford, Jones1986). (test di resistenza alla forza) con elevato numero di ripetizioni e, corrispondentemente,con carichi di scarsa intensità. Ne loro utilizzo si trascura che, con un numero levato di ripetizioni i, l'energia viene fornita dalla trasformazione di energia per via anaerobico-lattacida con il corrispondente accumulo di lattato (cfr. Frbhl ich 2003). Perquanto riguarda i bambini e gli adolescenti

  1. ciò deve essere valutato piuttosto negativamente in quanto in essi la capacità di formare e demolire il lattato è scarsa o inesistente.

Inoltre, invece di test di 1 RM (OneRepetition Maximum)9,per quantificare gli adattamenti dovuti all’'allenamento, si

usano test di 1 O 15RM, partendo dalla supposizione che si tratterebbe di carichi meno elevati dal punto di vista ortopedico internistico10 (Abadie et al. 1999; Braith etal. 1993; Mayhew et al. 1989; Mayhew et

al. 2007). Bauer et al. (1999), Feigenbaum etal. (1999, 2003). Going et al. (1987) comeanche Pate et al. (1993) (cfr. Fry et al. 2002, 156) hanno sufficientemente dimostrato che, se si tiene conto degli aspetti biomeccanici, con una assistenza di un esperto espettando adeguate procedure di riscaldamento, per la valutazione dei progressi di allenamento dei soggetti in età evolutiva possono essere utilizzati test appropriati con 1 RM o massime contrazioni volontarie isometriche. Così, ad esempio, in bambini(di età media di 9;3 anni) non è stata rilevata produzione né di traumi, né di dolori muscolari nell'esecuzione di test di 1 RM per gli arti inferiori e chest press) (Feigenbaum et al. 2003).

Un ulteriore argomento che autorizzerebbe l’uso di test di 1 RM può essere rappresentato

dal fatto che numerose attività sportive come saltare, saltellare, scattare e arrampicarsi, sia per durata, sia per intensità,

dal punto di vista ortopedico e internistico rappresentano carichi più elevati emeno controllabili di un test di 1 RM. Ad esempio, soprattutto sulle strutture parzialmente molli dell'apparato locomotorio attivo e passivo, come menischi, cartilagini legamenti in un salto in estensione agiscono

forze che rappresentano da 2,5 a 3,nella corsa da 3 a 5 volte e nello stacco e salto in lungo da 4 a 10 volte il peso corporeo (cfr. Freiwald 2005; McGinnis1999; William 2000).Kraemer, Fleck (2005, 49). Sostengono  invece, che la determinazione della capacità di forza con un test di 1 RM non sarebbe necessaria, in quanto una sua rilevazione attraverso un test di 6RM sarebbe altrettanto significativa per le ulteriori precisazioni

dei carichi (pianificazione del carico, Per il test RM si calcola un periodo da 1 a 5 min, e i periodi di pausa possono essere utilizzati per testare altri bambini i. Sia nel test 1 RM sia nei test X-RM si deve fare attenzione a rispettare esattamente le modalità del test (ad esempio, angoli delle ginocchia, larghezza della presa, il punto di rotazione, lunghezza del braccio di leva, posizione del sedile, ecc.) e tenerne conto

per la standardizzazione in vista di ulteriori test.

Una decisione definitiva su fino a che punto per la prescrizione del carico sia da

consigliare un test di 1 R'.M o di XRM, deve essere sempre presa individualmente  daallenatori e allenatrici esperti – tenendo conto di aspetti biomeccanici e specifici -secondo il gruppo da testare, il livello di

prestazione, l'esperienza di test e di allenamento ,lo sviluppo cronologico e biologico,

la costituzione generale e speciale ,come anche secondo l'obiettivo, il contenuto

e la metodica dell'allenamento pian ficato .Affinché ciò sia possibile, si presuppone

da parte dei responsabili una notevole

misura di conoscenze specifiche e di

qualificazione  pedagogia.

Come alternativa potrebbe essere considerato un approccio "orientato sul numero delle ripetizioni", nel quale il peso utilizzato nel test (ad esempio 20RM come carico adeguato per un allenamento della resistenza alla forza) è identico al peso di allenamento dei primi set (Fréilich 2003, 167 e

segg.). All'interno delle singole unità di allenamento vi dovrebbe essere quindi una  regressione delle serie e su più unità di  allenamento, un progressione nel micro ciclo

(F ri:ilich et al. 2002)

Sviluppo  Motorio

Mentre, soprattutto nelle precedenti pubblicazioni, si affermava che prima della pubertà, e dopo i 70 anni, di per sé la forza non fosse alienabile dal punto divista dell'adattamento morfologico, attualmente è possibile constatare che l'organismo umano è alienabile per tutto il periodo della vita.

 

Lo sviluppo motorio nella prima età scolare

(da 7 a 10 anni)

Oltre che da un cambiamento delle proporzioni

e della forma del corpo, prodotte dalla crescita, la fase della prima età scolare

è accompagnata da ulteriori, grandi cambiamenti non soltanto somatici, ma anche psichici e cognitivi (Crasselt 1994;Scheid 1994). Mellerowicz et al. (2000) parlano di un aumento medio annuale del peso corporeo di 2,5-3,5 kg, come anche di elevate prestazioni funzionali del SNC, che possono essere associate alla grande capacità di apprendimento motorio di questa età.

In questo periodo, il comportamento motorio è caratterizzato da una "notevole vivacità e mobilità" (Winter 1998) che, in questa fase dello sviluppo, si riflette nello spiccato comportamento ludico dei bambini(cfr. Oerter, Montada 2002). mentre i movimenti appaiono non tanto fluidi e rotondi, ma piuttosto sgraziati (Scheid 1994). La vivacità della qua le abbiamo parlato, e i presupposti psicofisici per l'acquisizione delle capacità e delle abilità motorie che l'accompagnano (Weineck 2003). attraverso una formazione "poli -sportiva" possono portare a una alienabilità  notevole e costante, come anche all'aumento sia della forza sia della rapidità con uno sviluppo delle capacità di forza che ha un andamento ancora relativamente lento, a meno che esse non vengano particolarmente allenate. infatti, in bambini e bambine di età da cinque a dodici anni, riferendosi al cambiamento di 1 RM, riferiscono di effetti di allenamento che arrivano sino ad un aumento del 400/o di 1 a seguito di un allenamento di otto settimane. Le differenze di genere nelle prestazioni sono ancora poco rilevanti, ma, di norma, i maschi ottengono risultati lievemente maggiori. Di norma, quei gruppi muscolari che sono poco sollecitati nei movimenti e nelle attività della vita quotidiana - si tratta, spesso, della muscolatura delle estremità superiori -presentano capacità di forza minori e più scarse di quelli che invece sono sollecitati da carichi come camminare, correre, saltare, ecc. (Schmidt-bleicher 1994, 134). Si tratta di un fatto che deve assolutamente considerato, e a cui va dato il giusto peso, nell'interpretazione degli interventi diretti ad allenare la forza. Generalmente nei bambini di questa età si dovrebbero stabilizzare le abilità motorie di base. Lo si può fare, tra l'altro, addestrando

esplicitamente e migliorando le capacità coordinative, ad esempio, attraverso  giochi con la palla , con partner e con attrezzi e/o anche esercizi ginnici eseguiti in forme complesse (ad esempio, circuiti con vari attrezzi .

 

Lo sviluppo motorio nella seconda

età scolare (bambine 10  a 12anni, bambini: da 10 a 13 anni )

La seconda età scolare inizia circa a 10anni e dura fino all'inizio della pubertà(Winter 1998). Deve essere ricordato che il passaggio dalla prima alla seconda età scolare non mostra soluzioni di continuità

e i due stadi si distinguono solo gradualmente Per lo sviluppo motorio in questa età è particolarmente importante l'ulteriore sviluppo dell'apparato vestibolare e degli altri analizzatori del movimento e della posizione, per cui diventa evidente il miglioramento della fluidità dei movimenti e la padronanza di movimenti difficili. Ne deriva che sarebbe necessario che le capacità di coordinazione fossero sottoposte ad una formazione più di quelle condizionali. Per cui il metodo elettiva sarebbe quello di utilizzare sercizi di forza complessi, senza uso di attrezzi. L'ulteriore crescita fisica comporta un miglioramento delle proporzioni e, quindi, un aumento relativamente pronunciato della forza con uno scarso incremento delle misure e delle masse del corpo (Crasselt 1994). per cui è visibile anche un miglioramento del rapporto peso-forza (Winter 1998, 289; Weineck 2003, 113). La forza massimale presenta incrementi annuali medi. Per quanto

riguarda la specificità di genere 14 nei fanciulli si può rilevare una capacità massima di forza che ha un andamento quasi parallelo che, anche se scarsamente, è costantemente maggiore di quello delle fanciulle

(cfr. Menzi et al. 2007, 39).

 

Lo sviluppo motorio nella pubertà (prima età puberale  pubescenza  e seconda età puberale adolescenza)

I molteplici e diversificati processi di natura  endocrina che si svolgono nella pubertà, ln produzione di ormoni ad azione androgene che li caratterizzano, e gli effetti a direzione anabolizzante che vi sono associati, aumentano enormemente l'alienabilità della forza degli adolescenti maschi (Schmidtbleicher

1994). Si deve mettere in rilievo, soprattutto, la crescita della massa muscolare causata da un aumento della sintesi proteica che, a sua volta, è dovuta direttamente, e indirettamente, all'azione anabolizzante del testosterone   Nella prima fase puberale e nel periodo successivo, quindi, si può contare su un aumento della forza massimale e della forza rapida, soprattuttonei ragazzi e, per breve periodo, anche nelle ragazze (cfr. Ehlenz et al. 1998). Poiché la crescita della muscolatura, nell'insieme, resta indietro rispetto a quello dello scheletro, in questa fase dello sviluppo si osservano movimenti disarmonici. Si possono constatare differenze specifiche di genere nelle capacità di forza, in quanto, durante la prima fase puberale, il rapporto forza-peso presenta uno sviluppo meno positivo, e nelle ragazze si possono addirittura trovare rapporti di forza relativa che rimangono inalterati (Fry et al. 2002; Menzi et al. 2007). Nell'adolescenza, le ragazze, e ciò è ugualmente vero sia per quelle non allenate, sia per quel le molto allenate, in media, raggiungono circa due terzi delle prestazioni di forza e di forza rapida dei ragazzi (Winter1998, 317). Mentre, secondo Mellerowièz etal. (2000, 79), nella prima età puberale gli stimoli di allenamento della forza e della forza rapida dovrebbero essere utilizzati solo a certe condizioni, alla fine della crescita forza, velocità, coordinazione e resistenza possono essere allenati fino quasi ai limiti della capacità di carico degli adulti. Si deve, però, continuare a prestare attenzione alla cinetica dello sviluppo individuale e alla vulnerabilità della cartilagine epifisaria.

Dopo avere illustrato quali siano le specificità della crescita e l'interazione tra peso corporeo,

accrescimento e sviluppo della forza, si trattano gli adattamenti  a all'allenamento di questa capacità nei giovani. Si affronta il problema delle specializzazione prematura, si espongono le diversità tra

un allenamento della capacità di prestazione e quello della capacità di carico e il valore della multilateralità. Si trattano poi aspetti legati all'elasticità e la forza durante l'accrescimento, il ruolo delle fibre muscolari e del riflesso di stiramento e le differenze che si rilevano,nelle varie età, in alcune componenti(riflesso da stiramento, e stifness) del ciclo accorciamento-allungamento.Per quanto riguarda i mezzi di allenamento, il mezzo elettivo per l'allenamento delle forza anche in età giovanile è rappresentato dall'utilizzazione di sovraccarichi  e per l'allenamento delle forza rapida e  varie forme di salti. L'utilizzazione di pesi liberi offre vantaggi legati all'elevata possibilità di modulazione del carico che permette una individualizzazione dell'allenamento, e al basso livello di rischi. A condizione però che i programmi di allenamento tengano conto delle particolarità individuali, e della grande variabilità delle caratteristiche dei soggetti diquesta età e siano realizzati sotto un controllo e una supervisione di esperti, e al quale caso sono esclusi presunti pericoli di traumi e di alterazione dei processi di accrescimento.

La forza nell'età evolutiva cresce e si modifica in modo spontaneo e irregolare, influenza grande parte della motricità, sia in modo positivo sia in modo negativo, presenta modificazioni parallele alla statura e al peso corporeo, risente dell 'accrescimento osseo e  dell'incremento della massa muscolare, particolarmente nel caso degli atleti.

La forza, la crescita corporea e la maturazione influenzano fortemente le capacità di apprendimento, sia delle abilità motorie, sia anche delle tecniche sportive in generale, creando difficoltà e opportunità sul piano della coordinazione, particolarmente nei

movimenti antigravitari, nei quali il ruolo del peso corporeo è determinante Poiché è parallelo a quello del peso e della statura, l'aumento della forza consente una stabilità sostanziale della forza relativa (in particolare nei maschi dagli undici ai sedici anni) - che permette un mantenimento delle capacità di prestazione, nonostante le imponenti trasformazioni del corpo, fino a consentire moderati progressi nei movimenti antigravitari, ma molto più marcati nelle discipline sportive in cui le azioni tecnico motorie

La crescita della forza, in età evolutiva avviene con un velocità lievemente diversa da quella della statura creando particolari situazioni di relativo squilibrio

 La fase più complessa è durante la massima velocità di crescita della statura che nelle ragazze ha luogo due anni prima (11,5-12,00 anni) rispetto ai maschi (13,5-14,0anni). Tale picco di crescita della statura può superare i 9 cm in un anno nei ragazzi, e 8cm in un anno nelle ragazze. In questa fase, nei test collegati alla forza nelle sue diverse espressioni, troviamo un ritardo nello sviluppo di questa capacità rispetto alla crescita della statura, mentre in altri test (sit-andreach, topping, corsa a navetta) troviamo un anticipo. Il ruolo della forza in una prestazione sportiva può dipendere, principalmente, da quanto la disciplina necessita di forza e, quindi, dal suo modello di prestazione. Il peso corporeo, come abbiamo detto, è influenzato dalla crescita della massa muscolare e da altri fattori esterni come leabitudini alimentari e l'attività fisica, che possono modulare sia la crescita del tessuto adiposo e sia, in minor misura, la crescita del tessuto muscolare che nei due se si può essere differente da soggetto a soggetto. Il tessuto muscolare, che rappresenta la maggiore massa tessutale del corpo, ed è composto da ci.rea cinquecento muscoli(Matina, Bouchard 1991) presenta ulteriori differenze. Le eterogeneità, sommandosi, portano al le differenze fra età  cronologica e biologica, che ci conducono al fenomeno per cui soggetti della stessa età possono presentare uno stato maturativo diverso e, dal momento che per maturazione intendiamo "il processo di sviluppo che porta alla piena e regolare funzione del tessuto o struttura" (Oictionav of Sport Science 1982)è chiaro che si possono trovare, con una certa frequenza, soggetti di uguale età cronologica e statura che però possono presentare una prognosi di crescita diversa, cioè presentare ancora una differente lunghezza ed entità della fase di crescita. Troviamo quindi la nota differenza fra età biologica ed età cronologica che qui non approfondiremo.

 

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L'Autore, dott. Renato Manna segue i problemi della formazione e della programmazione dell'allena mento
presso L'Istituto di medicina e scienza dello sport del Coni.

 

 

La relazione fra Testosterone e l'allenamento nel pugilato

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La correlazione inversa tra testosterone e potenza aerobica deve, quantomeno, far riflettere sull’utilizzo di certe metodologie fin troppo diffuse nelle palestre di boxe che spesso finiscono col trasformare pugili in “maratoneti”, perdendo di vista le esigenze specifiche di questo sport. Il compito del tecnico-allenatore è certamente difficile, poiché molte sono le variabili di cui deve tener conto nella programmazione di un piano di allenamento; la sua competenza si concretizza anche nel prevedere l’effetto dei suoi interventi, cercando di ottimizzare non solo le sue conoscenze (mezzi e metodi) ma anche le risorse dell’atleta. A tal proposito, gli aspetti ormonali connessi all’esercizio fisico, ed in particolare quelli legati

 


L’ormone sessuale maschile diviene, quindi, protagonista di quanto fin qui esaminato: lavorare per incrementare i suoi livelli sierici, mediante un adeguato piano di sviluppo della Fmax, è fondamentale in quanto, come già affermato, questo ormone è connesso con la velocità dei movimenti, agendo da neuromodulatore e favorendo la fenotipizzazione delle fibre veloci conseguenza, è direttamente coinvolto nelle manifestazioni esplosive della forza). testosterone agisce anche stabilizzando le pompe del calcio, rendendole meno perturbate dall’abbassamento del pH ematico dovuto alla produzione dell’acido lattico (conseguenza della reiterazione della FE), rappresentando un fattore affatto trascurabile negli sport in cui la RFV è determinante.

Nella pianificazione di un programma di allenamento, sarà ugualmente importante tenere conto di quelle condizioni che possono inibire l’increzione del testosterone (esercitazioni aerobiche prolungate), così come sarà opportuno, per ottimizzare gli sforzi e i risultati, escludere quelleesercitazioni che producono stimolazioni a bassa frequenza, laddove non siano strettamente necessarie (ad esempio durante esercitazioni tecnico-tattiche).
Nel pugile coesistono molteplici qualità psico-fisiche che, in misura diversa, contribuiscono a determinare la prestazione e quindi l’efficienza della sua boxe.Un ruolo centrale della forza nella costruzione della prestazione pugilistica.La Fmax è generalmente un aspetto critico della preparazione di un pugile (anche a causa di una diffusa “ignoranza” tra alcuni allenatori che operano in questo settore).


Per allenare efficacemente la Fmax non si può prescindere dall’utilizzo di sovraccarichi.
Spesso, nelle palestre di pugilato l’utilizzo di tali mezzi di allenamento è addirittura “vietato” e il concetto di Fmax è trattato come un aspetto trascurabile o addirittura estraneo a questo sport.

La diminuzione della forza si può instaurare con l’invecchiamento deve essere attribuita a numerosi fattori, ma la causa principale è la mancanza di allenamento . In modo più accentuato le persone che non la allenano o che praticano sport che non si basano su questa capacità . Atleti anziani che tutta la vita hanno allenato questa capacità riescono a mantenere livelli pari ai giovani adulti non allenati anche oltre i settant’anni.

 

 

LA FORZA E LE SUE ESPRESSIONI
NEL PUGILATO DILETTANTISTICO
Tesi di laurea di: Relatore:
Emanuele d’Ambrosio Prof. Nicola Silvaggi

 

Nel pugilato la fortuna non esiste: talento, passione aspetto tecnico e atletico vanno di pari passo

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Nel pugilato la fortuna non esiste:


Analizziamole una per una.

Il talento:

volersi migliorare o voler diventare migliore sono due cose completamente diverse: quest’ultima richiede sacrificio.

Raggiungere il livello di perfezione richiede di dover allenare assiduamente l’aspetto fisico e tecnico, in modo tale che la pratica dell’attività sportiva torni a donarci nuovamente emozioni.

Le emozioni rappresentano i nostri stimoli, i quali danno un senso alla fatica fisica sopportata dall’atleta, agendo sulla forza di volontà, che lo aiuterà a perseverare verso i propri obiettivi finali.

 

 

La passione:

passione e sacrificio sono due elementi profondamente correlati: l’uno non può esistere senza l’altro. La passione è la vera espressione di un sentimento e di un’emozione pura, di una volontà profondamente connessa col nostro io.

Quando abbiamo passione, il cervello è completamente assorto nell’attività che sta eseguendo: nessun altro pensiero trova spazio, ogni senso è focalizzato al fine di dare una completa partecipazione emotiva.

Se qualcuno di voi sta pensando alla fortuna, sappiate che nello sport la fortuna è illusione: basti pensare al poker in cui, gli stessi professionisti, sono d’accordo nel dire che la fortuna è solo una possibile variabile di un gioco programmato e studiato. In realtà non fa la differenza, ti potrà far vincere una partita, ma non ti renderà un campione!

 


La presenza: altrimenti detto magnetismo animale. Cosa s’intende per presenza?

Presenza rappresenta la capacità di una persona di trasmettere, agli altri, emozioni, la propria determinazione, sicurezza, volontà.

Una persona carismatica è qualcuno che, inspiegabilmente, riesce ad attrarci, è capace di attirare la nostra attenzione, emana da tutti i pori energia.

Vi sarà certamente capitato in vita vostra di conoscere qualcuno carismatico, qualcuno capace di attirare ed assorbire completamente la vostra attenzione.

Inconsciamente alcune persone, durante gli anni, pervengono a sviluppare alcune di queste capacità.

Il loro sguardo incute rispetto, e qualcosa sembra emanarsi dalla loro personalità.

Ad un livello superiore ottengono successo nella vita in una maniera che gli altri direbbero “fortunata”.

Proprio per questo, fin dagli albori dell’Umanità, fin dagli egizi, esiste una “Tradizione” di ricerca di sviluppo del Magnetismo Personale per lo sviluppo di un uomo superiore e migliore, ed esistono anche Società e persone depositarie di queste antichissime conoscenze.

Aristotele, Plutarco, Plinio, Marsilio Ficino, S. Tommaso, Alberto Magno, parlarono di questo sapere che è anche potenza: dell’azione fascinante che un individuo può esercitare su di un altro.

Vi sarete resi conto che sono le emozioni l’elemento che accomuna tutte le caratteristiche di un campione eppure, mediamente, la percentuale di allenamento consacrata allo sviluppo delle capacità mentali di uno sportivo, variano tra il 5-10% del tempo totale.

 

Partiamo da qualche semplice presupposto:

− il cervello non è in grado di distinguere tra ciò che è immaginato e ciò che realmente viene vissuto

− ogni azione viene registrata e metabolizzata per poter poi entrare a far parte del bagaglio delle esperienze personali che portano insegnamento

− il tempo non esiste: è un concetto prettamente umano che serve a donargli un’identità scandendo ogni giorno della propria vita.

Eppure, in particolari occasioni, il cervello è in grado di elaborare tutta una serie di complesse informazioni in modo tale da risolvere istantaneamente una situazione di panico (basti pensare a quanto poco tempo serve al cervello per riuscire a capire come posizionare il nostro corpo per evitarci di cadere). Questa è una piccolissima dimostrazione di come l’essere umano utilizzi mediamente solo il 10% del proprio potenziale creativo, logico e risolutivo nella vita di tutti i giorni.

Cei A., Psicologia dello sport,  Il Mulino, Bologna, 1998

Martens R. e Bump L., Psicologia dello sport, Ed. Borla, Roma



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Boxe anticipazione motoria

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Cartesio, spostò gli interessi degli studi dal “come” al “perché” indica l’impostazione logica attuale che trova nelle concettualizzazioni sul controllo del movimento le risultanze più avanzate ,la spiegazione più coerente dell’ineludibile fenomeno dell’anticipazione motoria .

 

In virtù del fatto che caratteristiche tra loro diverse sono spesso collegate in modo tipico e presentano caratteristiche comuni nella loro origine, le situazioni possono essere anticipate, così l’atleta può prevedere l’origine e lo svolgimento di situazioni di gara anche sulla base delle proprie esperienze, orientare la propria analisi su ciò che si aspetta, preparando le decisioni e le azioni che ne conseguono.

 

Pedagogia delle risposte agli stimoli

 

 

 

Secondo questo modello, l’allenamento consiste nel migliorare l’associazione tra stimoli e risposte attraverso esercitazioni che abituano l’atleta a scegliere il più rapidamente possibile la risposta più adeguata allo stimolo percepito.

 

Il limite di questo modello teorico è quello di apparire “passivo” perché prevede che l’atleta reagisca semplicemente adattandosi agli eventi sulla base delle informazioni ricevute senza operare alcuna azione per condizionare preventivamente le intenzioni dell’avversario. In altre parole: l’atleta reagisce agli stimoli senza provocarli, mentre negli sport di situazione risulta estremamente importante elaborare anche iniziative autonome rispetto le informazioni recepite.

 

Il modello teorico di allenamento basato sul ragionamento e sulla presa di decisione fornisce una soluzione al problema.

Pedagogia del ragionamento e della presa di decisione Questo modello si basa sul presupposto che l’atleta sia in grado di elaborare delle decisioni autonome rispetto le informazioni percepite durante l’attività sportiva:Le informazioni sono fondamentalmente di 2 tipi:

 

1) informazioni non ricercate ottenute cioè senza ricerca attiva e che vengono integrate nel piano d’azione predeterminato dal soggetto;

 

2) informazioni ricercate che sono rappresentate da informazioni “attese” che l’atleta ricerca attivamente concentrando l’osservazione sui punti strategicamente più importanti.

 

Nelle discipline sportive caratterizzate da un elevato grado d’incertezza, i limiti temporali imposti dalle azioni consentono di percepire solo ciò che viene ricercato attivamente quindi, assume particolare importanza la capacità dell’atleta di realizzare delle ipotesi previsionali.

 

Può accadere però che questo processo di anticipazione sia difficile da compiere a causa dei comportamenti dell’avversario che quasi sempre tenta di mascherare le sue intenzioni. Diventa perciò necessario organizzare delle strategie di seconda o addirittura di terza intenzione per preparare un’azione che è stata prevista e provocata appositamente due o tre fasi prima della sua realizzazione.

 

L’atleta è in grado di manipolare le informazioni essenzialmente attraverso 2 modalità:

 

1) camuffando le proprie intenzioni;

 

2) realizzando iniziative per indurre all’errore l’avversario.


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Vittoria o sconfitta possono influire sulla salute e sullo stato di benessere dell'atleta

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Atleti cinesi e olimpiadi, foto shock degli allenamenti dei bambini


VITTORIA O SCONFITTA POSSONO INFLUIRE SULLA SALUTE E SULLO STATO DI BENESSERE DELL’ATLETA

 
Risulta che dopo una vittoria o una sconfitta possano influire sulla salute e sullo stato di benessere dell'atleta, Il successo provoca una maggiore produzione dio sostanze che migliorano l'umore e di ormoni che favoriscono la seguente prestazione , invece la sconfitta (stress da frustrazione) provoca la loro diminuzione e vengono prodotti altri ormoni dello stress, così si potrebbe arrivare a un peggioramento del dell'umore . Intensificare gli allenamenti dopo gli insuccessi spesso non è il mezzo coretto per uscire dallo stato di minor rendimento, che invece potrebbe essere determinato proprio da eccessivi carichi. Mai far eseguire degli allenamenti punitivi dopo una sconfitta.

L'efficacia della fase di tapering Pugilato

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Con il termine si intende una metodologia per la modellazione dell'allenamento che porta a raggiungere il culmine della capacità di prestazione sportiva in un preciso momento, quello della gara più importante. La fase di tapering rappresenta una tappa decisiva nella preparazione a una gara e serve a fare in modo  che l'atleta recuperi i precedenti pesanti carichi di al lenamento attraverso una relativa diminuzione del carico, però senza compromettere gli adattamenti precedenti ottenuti con essi (cfr. Mujika et al. 1996, 251; Muijka, Padilla 2003, 1182; Hohmann 2003, 57 e segg.; EdelmannNusser, Hohmann, Henneberg 2006, 46).
 

L'efficacia della fase di tapering dipende da una serie di fattori, tra loro diversi: dalla durata, dalla misura della riduzione del carico, dal tipo di questa riduzione (graduale-step taper - lineare, esponenziale), dall'impostazione precedente del carico, dall'inserimento di una ulteriore fase di carico massimo, over!oad-phase (cfr. Kubukeli et al. 2002, 489; Edelmann-Nusser, Hohmann, Henneberg 2006, 50).</p>

In generale, si può affermare che carichi più elevati prima dell'inizio della fase di tapering, realizzati nel quadro di una cosiddetta fase di carico elevato, offrono la possibilità di ottenere una maggiore capacità di prestazione, ma hanno bisogno di una  riduzione  (cfr. Thomas, Busso 2005, 1619-1620; EdelmannNusser, Hohmann, Henneberg 2006, 50 l'allenamento, nella fase di tapering si riesce a ottenere un rendimento massimale solo attraverso una forte riduzione dell'allenamento per un lungo periodo di tempo. Inoltre - secondo il grado del precedente overload - una riduzione progressiva del carico (lineare o esponenziale) si dimostra più vantaggiosa di una riduzione inattesa o improvvisa

Inoltre, si deve notare che viene ridotto soprattutto il volume, ma non l'intensità dell' allenamento (dr. Shepley et al. 1992, 706; Muijka,Padilla 2003, 1182; Neary, Martin, Quinney 2003, 1875). Secondo l'allenamento precedente, la riduzione del volume di allenamento va dal 60 al 90% per un periodo da quattro a ventotto giorni (dr. Mujika, Padilla 2003, 1182)

corsa in salita Boxe

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La salita come mezzo di allenamento condizionaleLA RESISTENZA SPECIALE

“ E’ la capacità fisiologica che permette la realizzazione di abilità tecniche ad alta velocità per l’intera performance” (Bosco 1997).
La corsa in salita si è dimostrata particolarmente efficace per l’allenamento della resistenza speciale. Come dimostrano le ricerche di Keul (1975) e di Nurmekiwi (1975), in questa forma di allenamento, viene sollecitato in forma particolarmente intensiva il metabolismo dei carboidrati e, perciò, su una distanza di 150 mt ( ed elevate intensità di lavoro) si ha una salita più elevata dell’acido lattico e, quindi, un grado di acidosi ematica maggiore che in una corsa sui 400 mt.
LA FORZA ESPLOSIVA
“La forza esplosiva comprende la capacità del sistema neuro-muscolare di muovere il corpo e le sue parti oppure oggetti alla massima velocità possibile” (Weineck J. 2001).
Con gli sprint in salita è dunque possibile allenare la forza esplosiva, cioè quella forza specifica che serve all’ atleta per compiere uno scatto**. Per allenare tale tipologia di forza è necessario che la salita presenti determinate caratteristiche: pendenza adeguata ( 10 – 15% ), distanza massima di 20 mt, tempo di lavoro tra i 2” e i 4” e soprattutto intensità massimale (che corrisponde alla prestazione in salita 1” più piano rispetto alla stessa prestazione su stessa distanza in piano ) per il reclutamento delle fibre veloci.
In questa metodica dell’ allenamento naturalmente ci sono dei principi a cui attenersi, in quanto l’atleta sottoposto a tale lavoro per incrementare la forza esplosiva, avrà bisogno di recuperi completi tra le varie ripetizioni in modo tale che lo sprint successivo risulti essere veloce ed efficace come il precedente, altrimenti non andremmo più ad intaccare le riserve energetiche indispensabili a fornire tanta energia in poco tempo (CP e glucosio) presupposto fondamentale delle esercitazioni sulla forza.
Studi fatti dal Prof. Gian Nicola Bisciotti, tra l’altro ribadiscono come la pendenza delle salite incida sulla potenza espressa dall’ atleta al momento dello sprint:
Studio condotto presso il Laboratorio “Entrainement et performance” dell’ Università di Lione.
E’ visibile come la potenza media aumenti in funzione dell’incremento della percentuale della salita fino a raggiungere un massimo ad una pendenza pari al 26% e in seguito decresca
In questo studio infatti è emerso che il massimo sviluppo di potenza nel corso di uno sprint effettuato in salita si registri quando la percentuale sale fino al 26%; quindi tecnicamente sarebbe la pendenza ideale se non fosse che a tali pendenze la meccanica della corsa durante lo sprint si modifichi notevolmente. Da tutto ciò si evince quindi che la pendenza ideale per allenare la forza esplosiva con gli sprint in salita sia il giusto compromesso tra potenza espressa e correttezza della meccanica della corsa.
**durante lo scatto l’atleta impiega due tipi di forza: la forza iniziale e quella d’accelerazione.
LA POTENZA AEROBICA
“La massima potenza aerobica è la quantità massima di O2 che viene utilizzata in valori massimali” (Di Prampero ).
In particolari periodi della stagione, come durante la preparazione, le ripetute in salita (RS) trovano un loro razionale utilizzo tra i mezzi adottabili per l’incremento della potenza aerobica. In particolare permettono di porre l’accento, oltre che sul meccanismo centrale adattativo per l’incremento della potenza aerobica, anche su quello periferico costituito dall’incremento della forza resistente della muscolatura degli arti inferiori. Per poter pianificare una seduta di allenamento basata sulle RS occorre fare riferimento ai tempi adottati sulle stesse distanze, ma effettuate in piano.
PERCENTUALE DI PENDENZA E RELATIVO INDICE
Pendenza delle salite
Indice di pendenza
5% – 1,1
6% – 1,2
7% – 1,3
8% – 1,4
10% – 1,5
12% – 1,6
14% – 1,8
16% – 2,0
18% – 2,5
20% – 3,0
Per far sì quindi che ci sia correlazione tra il dispendio energetico della corsa in salita con quella in piano bisogna seguire le indicazioni dell’indice di pendenza (IP) come riportato nella tabella qui accanto ( Prof. Bisciotti).
Così, ad esempio, è facile “calcolare” come una ripetuta sui 1000 metri su una pendenza del 10% equivalga a correre 1500 mt in piano.
1000 mt (distanza da fare in salita) x 1,5 (IP) = 1500 mt (distanza da fare in piano
Passando alla problematica inerente il tempo necessario per percorrere una determinata distanza dobbiamo rifarci sempre all’ IP; se per fare una ripetuta sui 1000 mt ( in piano ) impiego un tempo di 4’ ( quindi corro ad una velocità di 15 km/h), e voglio riportare tale lavoro su una salita sempre del 10%, il tempo che dovrò impiegare per coprire tale distanza sarà di 6’. Poiché:
15 km/h ( velocità della ripetuta in piano) : 1,5 (IP) = 10 km/h (ossia 6’)
Nel caso quindi di una seduta rivolta al miglioramento della potenza aerobica nella quale il carico oscillerà tra i 5000 mt e i 6000 mt si deve tener conto che per arrivare a completare il carico di lavoro della seduta si potrà scegliere di svolgere tra 6 ripetute da 1000 mt in piano da fare in 4’ ( in questo caso ) o 4 ripetute, sempre da 1000 mt, su una salita del 10% da compiere in 6’ ( sempre in questo caso).
Naturalmente trattandosi di una seduta di potenza aerobica nella quale le frequenze cardiache devono assestarsi tra l’ 85% e il 95% della frequenza cardiaca massima di ogni atleta, il recupero dovrà essere programmato individualmente per ogni soggetto con ripartenza dello stesso quando la frequenza cardiaca avrà raggiunto valori dell’ 65% circa.
LA VELOCITA’
“La velocità è una qualità molto complessa, alla quale appartengono non soltanto la capacità di agire e reagire rapidamente, ma anche la partenza e la corsa veloce, lo scatto e lo stop” (Weineck J. 2001).
L’allenamento rivolto allo sviluppo ed all’incremento delle capacità di velocità riveste nell’ambito della metodologia rivolta alle capacità condizionali un ruolo assai delicato, sia da un punto di vista programmatico che applicativo.
Senza entrare nei dettagli specifici della programmazione dell’allenamento per la velocità di corsa, possiamo comunque schematizzare almeno quattro punti fondamentali su cui quest’ultimo si basa:
- perfezionamento tecnico della biomeccanica di corsa
- aumento della capacità di forza rapida della componente contrattile della muscolatura impegnata nell’ azione di sprint
- aumento della capacità di resistenza alla forza rapida della componente contrattile della muscolatura impegnata biomeccanicamente nell’azione di corsa nel caso di velocità prolungata
- ottimizzazione dell’accumulo e della restituzione di energia elastica da parte della componente elastica seriale della muscolatura direttamente coinvolta nella dinamica del gesto.
Data la complessità e la delicata interazione esistente tra questi diversi fattori, non possiamo semplicemente pensare che un aumento della velocità di corsa possa essere ottenibile solamente attraverso la semplice ripetizione di sedute di allenamento basate sulla reiterazione del gesto di corsa effettuato alla velocità massimale; al contrario la ripetizione sistematica di tale metodologia può facilmente causare un appiattimento dell’incremento della velocità stessa.
Una delle migliori “garanzie” per l’atleta ai fini di evitare questo rischio è la diversificazione delle tecniche di allenamento opportunamente pianificate in funzione della programmazione annuale*.
* in molti sport è difficile adesso parlare di programmazione annuale in quanto i meeting o le partite sono sempre più frequenti e di conseguenza un preparatore deve constatare periodicamente le risposte fisiologiche dei propri atleti e modificare il programma di allenamento in base a stanchezza, infortuni e impegni.
A questo proposito possiamo distinguere due principali gruppi metodologici di esercitazioni specifiche:
- Il metodo assistito : ossia tutta quella gamma di esercitazioni che attraverso differenti soluzioni tecniche permettono l’esecuzione di tratti di corsa a velocità sovramassimali. Tali esercitazioni permettono sia un aumento della frequenza e dell’ampiezza dei passi (Mero e Komi 1986, Mero e Komi 1990.), che dell’attività elettromiografica (Dietz e coll. 1979; Komi 1983.) e dello stoccaggio di energia elastica (Ito e coll. 1983, Mero e coll. 1987, Mero e Komi 1987). Tale metodologia si basa sul presupposto che gli adattamenti fisiologici e biomeccanici ottenibili attraverso questo tipo di esercitazioni possano poi essere trasferiti in situazione naturale.
Il metodo resistivo : attraverso il quale si cerca di ottimizzare le capacità di forza massima e di forza esplosiva che costituiranno la base sulla quale s’innesteranno tutte le esercitazioni specifiche tendenti alla massimalizzazione della performance di sprint (Schmidtdbleicher 1985; Anderson e Kearney 1982; Atha 1981, Berger 1962 a, b.). Le esercitazioni normalmente utilizzate nel metodo resistivo sono il traino effettuato secondo diverse modalità, la corsa in acqua o su sabbia e la corsa in salita.
L’attivazione muscolare nello sprint
Una delle problematiche biomeccaniche dello sprint in salita è costituita dal fatto di dover vincere l’inerzia del proprio corpo soprattutto nella fase di accelerazione, normalmente identificata nei primi 30 mt, andando ad aumentare la sollecitazione a carico della muscolatura estensoria del ginocchio e delle anche diminuendo l’ampiezza dei passi ed aumentando il tempo di appoggio (Kunz e Kaufmann 1981). Particolare attenzione deve essere posta quindi da parte dell’atleta nel rendere massima l’ampiezza di corsa.
Dal punto di vista muscolare in questa fase sono attivamente coinvolti gli estensori delle anche, il grande gluteo, il bicipite femorale, e del ginocchio, il semitendinoso, il semimembranoso, il quadricipite femorale, il gastrocnemio ed il soleo (Chu e Korchemny 1989).
In effetti analizzando attentamente la biomeccanica dello sprint, possiamo notare come sia necessario ridurre la caduta del centro di massa dell’atleta nella fase eccentrica del movimento, ossia nella fase immediatamente successiva all’appoggio del piede al suolo : questa limitazione della caduta del centro di massa è ottenibile attraverso una forte azione eccentrica della muscolatura estensoria; tale limitazione permetterebbe una minore ampiezza del ciclo di allungamento muscolare favorendo in tal modo un aumento dello stoccaggio di energia elastica ed un susseguente potenziamento della fase concentrica di spinta (Chu e Korchemny 1989; Bosco 1997; Asmussen e Bonde Peterson 1974; Cavagna 1977).
In quest’ottica l’allenamento resistivo si colloca quindi come tipo di esercitazione specifica per l’incremento della produzione di forza da parte della muscolatura estensoria dell’anca e del ginocchio, che a sua volta inciderà positivamente sulla massima velocità di corsa sia in fase di accelerazione che di corsa lanciata.
Come calcolare la pendenza della salita
Il miglior modo per calcolare la pendenza di una salita, in mancanza di strumenti adeguati e specifici come il “teodolite”, è quello di misurare il tratto della salita che si intende utilizzare, per esempio 30 metri, alla fine dei quali va calcolata l’altezza dal punto di partenza a quello di arrivo con un altimetro ( per esempio 4 mt ). Fatto ciò si esegue un rapido calcolo:
4 mt ( altezza della salita ) : 30 mt ( i metri da utilizzare ) x 100 = 13,3%
Naturalmente dovremo preoccuparsi che tale salita presenti pendenze uniformi e terreno adeguato.
La pendenza della salita diventa fondamentale per l’allenamento poiché “un’eccessiva diminuzione della componente verticale comporterebbe infatti una marcata riduzione della fase di volo che causerebbe a sua volta una diminuzione nell’immagazzinamento e nella restituzione di energia elastica durante la fase stiramento-accorciamento (Bosco 1997)”.
Vantaggi e svantaggi dell’allenamento in salita
Da un punto di vista traumatologico è interessante notare come la biomeccanica della corsa in salita rispetto a quella della corsa in piano salvaguardi maggiormente la muscolatura posteriore della coscia, infatti durante lo sprint si ha una minore apertura del passo rispetto allo sprint in piano dal momento che ogni appoggio successivo si verifica in un punto più alto rispetto al precedente escludendo in tal modo una parte della parabola discendente e limitando di fatto i possibili rischi per la muscolatura posteriore della coscia (Arcelli, Ferretti, 1993). Un’attenta e precisa quantificazione del carico di allenamento è uno dei parametri maggiormente importanti nella programmazione dell’allenamento, la possibilità quindi di poter quantificare esattamente un aspetto importante dell’allenamento alla velocità o della potenza aerobica riveste certamente un indubbio interesse soprattutto nel caso di pianificazioni di lavoro rivolte ad atleti di alto profilo agonistico.
Purtroppo non risulta sempre così facile poter disporre di salite con la pendenza e la lunghezza desiderata per il tipo di allenamento da effettuarsi, inoltre per tutti gli atleti che soffrono al tendine di Achille tale mezzo di allenamento è controindicato.
Bibliografia:
- L’allenamento Ottimale – Weineck 2001
- Allenamento atletico giocando col pallone – Arcelli-Borino 2004
- Forza e velocità nel calcio – Proietti 1997
- La forza Muscolare Bosco – 1997
- Il corpo in movimento – Bisciotti 2003
- sito “Scienza e sport” – Biscotti
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automatizzazione boxe

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problematica che riguarda l'automatismo e l'automatizzazione delle abilità tecnico-sportive è collegata a quella della consapevolezza della realizzazione della tecnica. Più elevato è il grado di abilità, minore è l'attenzione necessaria per la realizzazione della tecnica. Una volta avviata l'azione di movimento, essa sembra svolgersi da sola e, soggettivamente, viene sentita come non faticosa, piana, scorrevole, anche piacevole. Le abilità tecnico-sportive sono generalmente associate alle capacità coordinative e ciò pone in evidenza i loro stretti rapporti, ma anche altri presupposti personali della prestazione, i quali rappresentano altrettante grandezze che influenzano le tecniche. Per presupposti costituzionali si intendono tutti quei processi funzionali anatomici che sono alla base dei rapporti antropometrici e biomeccanici del movimento del soggetto. I presupposti condizionali decidono se una tecnica può essere eseguita e se può essere acquisita anche l'abilità ad essa relativa. Le capacità di forza e rapidità spesso devono essere "tagliate su misura" sulla tecnica dell'azione motoria. Dai presupposti cognitivi (motivazione) dipendono, da un lato, il processo e il grado d'acquisizione delle abilità tecnico-sportive. Nel Pugilato, avviene la creazione e la memorizzazione di schemi, nei quali, semplificando notevolmente le abilità tecnico-sportive, vengono immagazzinate anche diverse esperienze specifiche. Esse devono essere "tagliate su misura" sulla tecnica dell'azione motoria. Soltanto attraverso la corretta esecuzione di questi schemi possono essere eseguite, senza problemi ed in tempi brevissimi,azioni precise e complesse (automatismi) . la tecnica rappresenta un fattore determinante della prestazione e l'apprendimento e il perfezionamento tecnico costituiscono un obiettivo primario dell'allenamento. L'insegnante deve possedere una buona conoscenza del gesto globale sia della disciplina , ma anche situazionale, quindi deve modellare sempre gli aspetti biomeccanici essenziali in riferimento all'obiettivo da raggiungere parziale e finale, perché non sempre la tecnica del "campione del momento" è quella ideale. Partendo da questi presupposti diventa un progetto complesso per un tecnico costruire e migliorare la gestualità tecnica dei propri atleti. Gli sport di situazione risentono fortemente di fattori cognitivi ed emotivi che si sommano agli aspetti tecnici,tattici e bioenergetici .L'atleta si trova a seguire movimenti automatizzati , ma deve scegliere all'interno del suo repertorio le azioni più efficaci, non si tratta solo di prendere la decisione più efficace al problema , ma occorre agire in maniera tempestiva ed efficace .L'elemento fondamentale è la gestione delle informazioni in entrata per la presa di decisione dell'azione futura.Ogni persona possiede un "filtro" di selezione che separa le informazioni rilevanti da quelle irrilevanti e le sceglie in quel momento . Bisogna cercare di spostare l'attenzione sugli stimoli più rilevanti , l'orientamento e l'attenzione facilitano l'elaborazione, capacità di produrre risposte originali, utilizzare e adattare al meglio il proprio bagaglio tecnico .

In una prima fase  limiteremo i mezzi tecnici . Esempio  insegnando l'esecuzione di due  ganci  arrivando all'automazione , acquisita  potemmo lavorare sull'aggiunta di altri elementi combinandoli e perfezionandoli .La Ripetizione si consolida nella corteccia celebrale . Il Neofita  ha una ampia predisposizione a  apprendere , quindi daremmo u  bagaglio ampio sia tecnici che tattici. facendo in modo di combinarli  per far assolvere  i compiti base al Pugile .Successivamente con gli anni capendo quali elementi  il pugile  usa di più  continueremo  ad  enfatizzarli , fino ad arrivare ad automazioni . Così da scoprire insieme Maestro - allievo le  peculiarità del  Pugile in questione .Con i Giovani quindi preferiremmo la varietà  delle combinazioni esistenti senza concentrarci troppo sulla perfezione .

Importantissimo  è il risparmio energetico  che si ottiene con il totale  dominio del gesto e, il rafforzamento della muscolatura, così  Il pugile sarà anche molto più sicuro.

 Luca Riccardi 

Bibliografia Movie mentis 

 

BAMBINO non è un adulto in miniatura , per cui non soltanto è più piccolo, ma anche diverso

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pugilato bambini la spezia


Rispetto agli adulti che praticano sport nei bambini aumenta di circa il 20%30% il metabolismo basale, aumenta il fabbisogno di vitamine e minerali , sostanze nutritive e sopratutto proteine fino a 2,5 g al giorno x kg corporeo.Nel caso di un allenamento di volume e intensità elevata si può produrre una prevalenza del metabolismo energetico rispetto a quello anabolico, che può deteriorare i processi di accrescimento dell’organismo infantile, Per questa ragione hanno significato periodi di tempo adeguati per il recupero psicofisico. 

 

A 6 anni il cervello del bambino è come dimensioni al 90% -95% quello dell’adulto , mentre il corpo non è nemmeno alla metà. Dal punto di vista motorio, perciò,è importante che al bambino vengano forniti stimoli per l’allargamento plastico delle sue are cerebrali. Se questi stimoli mancano si produce uno scarso sviluppo delle strutture cerebrali e minore maturità funzionale , in alternativa avremo così un ampliamento del patrimonio dei movimenti .

Per un loro sviluppo psicofisico armonico i bambini hanno bisogno di una certa quantità di movimento . Generalmente controllata da soli, grazie al loro grande impulso a muoversi rispetto gli adulti, i loro sforzi collegati al movimento sono percepiti come minori rispetto a quanto avviene negli adulti .

Il movimento è una necessità per lo sviluppo- che è notevolmente limitata dall’educazione scolastica (obbligo di stare seduti ) l’allenamento va incoraggiato , ma non va equiparato a quello degli adulti, essi si trovano in una fase di notevoli cambiamenti fisici,psichici e psicosociali .

Ogni allenamento dovrebbe essere intrapreso volontariamente, senza pressioni dei genitori.

I bambini quando giocano si divertono,ma si divertono solo se riescono a farlo, il gioco in cui sono impegnati. E questo è un segreto: FARE LE COSE BENE, qualunque cosa si faccia.

ll BAMBINO non è un adulto in miniatura , per cui non soltanto è più piccolo, ma anche diverso

 

www.sportclubvirtus.it  Scuola Di  Pugilato La Spezia

Sovrallenamento Boxe

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Il termine sovrallenamento è stato introdotto da Hatfield (1988) per descrivere una serie di sintomi causati, sostanzialmente, da un alterato rapporto tra allenamento e recupero. Il sovrallenamento è una condizione abbastanza frequente, una sindrome piuttosto complessa le cui cause vanno ricercate in diversi fattori scatenanti.

 

 

 

 

 

Osserviamo lo schema riportato in figura: i risultati, intesi come il miglioramento della prestazione atletica, dipendono, sostanzialmente da:

allenamento: causa uno stress all’organismo e lo stimola ad adattarsi migliorando le proprie capacità prestative; alimentazione: assicura i substrati energetici necessari durante l’allenamento ed il recupero; riposo o recupero: insieme di modificazioni ed aggiustamenti fisiologici che consentono all’organismo di ripristinare la situazione di equilibrio psico-fisico che una situazione di stress (allenamento) è andata ad alterare.

Come possiamo notare osservando le diverse figure, basta che uno solo di questi tre elementi sia alterato per influenzare negativamente i risultati. Se queste carenze perdurano nel tempo si può entrare nella suddetta fase di sovrallenamento, con ristagno o addirittura involuzione della prestazione.

 

CAUSE DEL SOVRALLENAMENTO

allenamento eccessivo e inadeguato al proprio stile di vita

allenamenti eccessivamente standardizzati

sonno insufficiente

stile di vita troppo stressante

competizioni troppo frequenti

problemi di salute

alimentazione inadeguata e/o sbilanciata

intossicazioni alimentari da eccesso di determinati integratori

problemi psicologici (relazionali, familiari, sociali, lavorativi ecc.)

 

COME RICONOSCERE IL SOVRALLENAMENTO?

 

Il sovrallenamento si può manifestare tramite uno dei seguenti sintomi:

battito cardiaco a riposo accelerato

fatica eccessiva durante l’allenamento anche a battiti cardiaci medio bassi; difficoltà a far salire la frequenza cardiaca durante l’allenamento; difficoltà a far scendere la frequenza ai valori normali durante il recupero apatia, insonnia, irritabilità, depressione amenorrea (nelle donne) calo eccessivo di peso

perdita di appetito, desiderio incontenibile di dolci  infezioni ricorrenti, abbassamento delle difese immunitarie variazioni ormonali: eccesso di cortisolo, ACTH e prolattina indolenzimento muscolare cronico, tendiniti e problemi articolari

Se si riconoscono alcuni di questi sintomi, è bene riposarsi per almeno una o due settimane, consumando una quantità di nutrienti leggermente superiore alla norma

SOVRALLENAMENTO: STRATEGIE PER PREVENIRLO

La prevenzione del superallenamento è molto importante in quanto, è molto facile entrare in questa condizione e molto difficile uscirne. Le strategie per prevenirlo comprendono:

RIPOSO ADEGUATO: concedersi un periodo di riposo abbastanza lungo tra un allenamento e l’altro; dormire almeno 7-8 ore a notte; migliorare la qualità del sonno (temperatura e umidità controllate, materasso adatto ecc.); favorire il recupero con massaggi, creme o bagni di sali ed acqua calda

APPROCCIO MENTALE POSITIVO: accettare i propri limiti, affrontandoli con la convinzione che con impegno e forza di volontà si possono superare

Sovrallenamento NON ALLENARSI PER UN TEMPO ECCESSIVO: i livelli di cortisolo iniziano ad aumentare significativamente dopo 40-50 minuti dall’inizio dell’esercizio e contemporaneamente diminuiscono quelli di testosterone.

CONTROLLARE PERIODICAMENTE I PROPRI VALORI EMATICI: ed in particolare ematocrito, emoglobina, testosterone, cortisolo, ACTH, prolattina, linfociti; se si nota una diminuzione di ematocrito ed emoglobina e/o una diminuzione del rapporto testosterone/cortisolo e/o un aumento di neutrofili, eusinofoli e basofoli, probabilmente si è entrati in una fase di superallenamento

SEGUIRE UNA DIETA EQUILIBRATA: assumere i vari nutrienti nelle giuste proporzioni (variabili da sport a sport); se si segue una dieta iperproteica concedersi dei giorni in cui diminuire l’apporto proteico ed aumentare quello glucidico; non demonizzare i grassi, ma assumerli nelle giuste proporzioni; concedersi delle giornate in cui assumere quantità elevate di calorie.

ASSUMERE INTEGRATORI SENZA ABUSARNE: l’utilizzo degli integratori può essere utile nel caso di ridotto apporto con la dieta o di consumo eccessivo durante l’attività fisica; a tale scopo si possono utilizzare integratori multivitaminici e minerali, glutammina, BCAA, antiossidanti, ferro ed acido folico, maltodestrine e sali minerali durante l’allenamento. Nella categoria rientrano molti altri prodotti, ciò che conta è che la loro assunzione non sia causale ma legata ad una comprovata carenza.

ADATTARE L’ALLENAMENTO AL PROPRIO STILE DI VITA: ovviamente chi conduce uno stile di vita particolarmente stressante, pieno di impegni e attività logoranti sia dal punto di vista fisico che mentale, non può pretendere di allenarsi come chi lavora poche ore al giorno seduto dietro ad una scrivania.

CONCEDERSI DEI PERIODI DI RIGENERAZIONE PERIODICA: all’interno del proprio programma di allenamento prevedere una settimana di scarico al termine di ogni mesociclo; al termine di ogni microciclo sospendere l’attività principale per qualche settimana e concedersi un periodo di riposo caratterizzato dalla pratica di attività ludiche.

bibliografia
L'allenamento ottimale
Juergen Weineck

 

 

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Boxe La funzione visiva negli sport di situazione

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Un' opposizione produce un incremento delle difficoltà in quanto, oltre a costituire un
ostacolo per l’avvicinamento al bersaglio, per il Contatto , per la posizione in cui siamo,
obbliga ad azioni difensive .

Le strategie per realizzare un controllo visivo in grado di rilevare un numero elevato
d’informazioni provenienti da fonti diverse (Orientamento , bersaglio, avversario)
a questo punto diventano alquanto sofisticate.

Le informazioni visive semantiche vengono recepite attraverso un’attivazione
cognitiva di ricerca di indici pertinenti a sostegno dell’attività decisionale; esse
permettono all’atleta di interpretare le situazioni e di comprenderne il significato.
In pratica si tratta di utilizzare delle strategie cognitive per ricercare attivamente
quei segnali che permettono di identificare in anticipo l’azione eseguita dall’avversario.

 

Le strategie per realizzare un controllo visivo in grado di rilevare 
un numero elevato d’informazioniprovenienti da fonti diverse 
(Pugno, bersaglio,avversario) a questo punto diventano alquantosofisticate.

S’incrementa in maniera significativa anche il numero delle informazioni da 
percepire ed analizzare echiaramente si espande il ventaglio delle possibili soluzioni e risposte.

Il passaggio da uno stadio a quello successivo è contrassegnato
dall’introduzione

di nuovi elementi:all’inizio cisonsoltantoiguantoni,poi siaggiunge un bersaglio, successivamente ci

si muove con un compagno.

Di volta in volta il bambino ha dovuto adottare delle strategie 
per poter osservare e tenere sottocontrollo elementi sempre più numerosi.

L’introduzione di nuove fonti d’informazione comporta 
l’aumento progressivo dei punti daosservare; 
per operare delle risposte immediate ed efficaci bisogna 
anche imparare a riconoscere 
eselezionare le informazioni visive veramente significative eliminando quelle ridondanti ed inutili.

Le attività sportive esigono che l’atleta sia in grado di eseguire
 
simultane amente sia il trattamentodelle informazioni visive 
(analisi ed interpretazione della situazione) che la realizzazione della risposta. 
Vari autori (Ripoll, Bard, Paillard, Grosgeorge 1982; 
Ripoll, Papin, Simonet 1983; Ripoll,Coulibaly 1985; Ripoll, Fleurance, Cazeneuve 1986) 
hanno suddiviso le operazioni

 realizzatedall’analizzatore visivo nello sport in due funzioni fondamentali:

A.     la funzione visiva PSICO-SEMANTICA (o più semplicemente SEMANTICA);

B.    la funzione visiva PSICO-SENSOMOTORIA (o più semplicemente SENSOMOTORIA). 
Leinformazioni visive semantiche vengono recepite attraverso 

un’attivazione cognitiva di ricerca diindici pertinenti a sostegno dell’attività decisionale; 
esse permettono all’atleta di interpretare lesituazioni e di comprenderne il significato. I
n pratica si tratta di utilizzare delle strategie cognitiveper ricercare attivamente 
quei segnali che permettono di identificare in anticipo l’azione eseguita all’avversario.

L’analisi delle informazioni semantiche contribuisce alla riduzione delle incertezze 
gestitedirettamente dall’avversario, incertezze che possono essere di tipo temporale
 (quando si verificheràuna determinata azione?), spaziale (dove?), esecutivo 
(che azione sceglierà l’avversario?).

La capacità di analisi e di elaborazione delle informazioni visive semantiche dipende 
dall’efficaciadelle strategie individuali utilizzate per l’individuazione dei segnali realmente significativi 
epertinenti.

Le informazioni visive sensomotorie invece, contribuiscono a gestire le funzioni d’interazionemotoria
 fra individuo ed ambiente e costituiscono il supporto funzionale dell’azione, garantendocontrollo 
ed efficacia.

Questa funzione permette la regolazione del movimento attraverso l’assistenza visiva 
direttarealizzata durante l’esecuzione della risposta; risposta che consiste nel colpire, 
schivare,spostarsi, ecc.

La funzione visiva sensomotoria guida l’atleta nella ricerca di una risposta sul “come” 
riuscirà arisolvere una determinata situazione di combattimento o e lo aiuta a stabilire i
 parametri esecutivi delle risposte.

SCELTA – PROGRAMMAZIONE –ANTICIPAZIONE

(elaborazione – analisi – interpretazione –decodifica)

 

 

L’allenamento  tecnico-tattico  tende  a  migliorare  l’associazione
 STIMOLO –  RISPOSTA attraverso esercizi che abituano l’atleta alla pertinenza

ed alla rapidità delle risposte


Comprendere e agire 

esiste una relazione conflittuale fra il comprendere (percezione, analisi ed interpretazione delle informazioni) e l’agire (realizzazione delle risposte). Questa conflittualità è dovuta essenzialmente a 4 fattori:

1) limitazioni temporali determinate dalla natura del compito;

2) esigenze di precisione delle risposte;

3) grado di complessità delle azioni;

4) necessità di adattare o di modificare le risposte in base ai mutamenti delle situazioni..

Gli imperativi di velocità (limitazioni temporali) sono determinati dalla natura del compito .

Le esigenze di precisione possono interessare i fattori esecutivi (predominanza sensomotoria)
oppure i fattori decisionali (predominanza semantica).

L’atleta, fin dai suoi esordi, si trova ad affrontare sia problemi di natura esecutiva (tecnica) che problemi di natura semantica (tattica) quindi, la formazione tecnica e la formazione tattica devono avere uno sviluppo simultaneo.

Precisione – Velocità – Distanza

 

 

Precisione – Velocità – Distanza

Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori esecutivi) e:

- velocità di esecuzione;

- distanza (punto d’impatto della palla, lontananza dal bersaglio, ecc.). Esiste una relazione inversa fra precisione della risposta (fattori decisionali) e:

- velocità di elaborazione della risposta;

- quantità di informazioni da elaborare;

- grado d’incertezza dello stimolo.

Per quanto riguarda il tempo di elaborazione esso aumenta linearmente in funzione della quantità di informazioni e del grado d’incertezza dello stimolo. Il tempo totale impiegato per la risposta (tempo di elaborazione + tempo di esecuzione) non può ovviamente essere superiore al tempo concesso dalla situazione in atto.

Può accadere che il tempo a disposizione venga quasi del tutto utilizzato per elaborare la risposta
(caso A); ciò comporta una drastica riduzione del tempo di esecuzione e diventa pertanto impossibile rispettare i parametri di precisione esecutiva.

Può avvenire invece che sia il tempo di elaborazione ad essere ridotto

(caso B), in questa situazione può verificarsi una risposta affrettata e priva di alcune importanti informazioni.

 

 


Questa abilità è di fondamentale importanza per coloro che praticano sport ad elevataincertezza.
 Essa è condizionata dall’esperienza, dalla capacità di analizzare obiettivamente lesituazioni di
 combattimento e dalla capacità di porsi in equilibrio fra due opposte posizioni:azzardo e sicurezza.

PRESA DI DECISIONENELLO SPORT

Processi decisionali

Per tentare di risolvere il conflitto esistente fra le esigenze del
 comprendere adeguatamentela situazione di combattimento e
 la richiesta di correttezza esecutiva della risposta cinetica,rispettando 
comunque le costrizioni di tempo e di precisione, nel corso di questi 
ultimi anni,delle strategie metodologiche che possono essere riassunte in 3 modelli teorici fondamentali:

1)        PEDAGOGIA DEGLI SCHEMI TATTICI

2)        PEDAGOGIA DELLE RISPOSTE AGLI STIMOLI

3)        PEDAGOGIA DEL RAGIONAMENTO E DELLA PRESA DI DECISIONE


 

Pedagogia degli schemi tattici


 

 

Questo modello presenta alcun limiti.

 -La percezione degli stimoli non è una semplice copia della realtà ma è un processo diriconoscimento 
complesso.

- Il modello deve essere arricchito da una serie di feedback che servono a confrontare leinformazioni
 percepite con quelle registrate nella memoria motoria per consentire il continuoadattamento 
delle soluzioni programmate.
(sparring Condizionato)

 In questo modello, l’elaborazione mentale non tiene conto delle tappe fondamentali
  delprocesso elaborativi (anticipazione, processi decisionali,
 confronto fra memoria operativa ememoria a lungo termine, orientamento dell’attenzione,
 scelta del programma, modulazione deiparametri esecutivi).


 

 


 

 

Il limite di questo modello teorico è quello di apparire “passivo” perché prevede che l’atletareagisca 
semplicemente adattandosi agli eventi sulla base delle informazioni ricevute senza operarealcuna 
azione per condizionare preventivamente le intenzioni dell’avversario.


in altre parole: l’atletareagisce agli stimoli senza provocarli,
 mentre nella boxe e risulta estremamente importanteelaborare anche iniziative autonome rispetto le informazioni recepite.

Il modello teorico di allenamento basato sul ragionamento e sulla presa di decisione 
fornisce unasoluzione al problema.

 

Pedagogia del ragionamento e della presa di decisione

Questo  modello  si  basa  sul  presupposto  che  l’atleta  sia  in  grado  di  elaborare  delle 
 decisioniautonome rispetto le informazioni percepite durante l’attività sportiva:

Le informazioni sono fondamentalmente di 2 tipi:

1)        informazioni non ricercate ottenute cioè senza ricerca attiva e che vengono integrate
 nel pianod’azione predeterminato dal soggetto;

2)        informazioni  ricercate  che  sono  rappresentate  da  informazioni  “attese”  che  l’atleta
  ricercaattivamente concentrando l’osservazione sui punti strategicamente più importanti.

Nella boxe  caratterizzate da un elevato grado d’incertezza, i limiti temporali imposti dalle 
azioniconsentono 
di percepire solo ciò che viene ricercato attivamente quindi, assume particolare importanza la capacità dell’atleta di realizzare delle ipotesi previsionali.

Può accadere però che questo processo di anticipazione sia difficile da compiere a causa 
deicomportamenti
 dell’avversario che quasi sempre tenta di mascherare le sue intenzioni. Diventaperciò necessario 
organizzare delle strategie di seconda o addirittura di terza intenzione perpreparare un’azione che è 
stata prevista e provocata appositamente due o tre fasi prima della suarealizzazione.

L’atleta è in grado di manipolare le informazioni essenzialmente attraverso 2 modalità:

1)        camuffando le proprie intenzioni;

2)        realizzando iniziative per indurre all’errore l’avversario.

Per apprendere queste modalità può essere utile inserire nel programma di allenamento i
 seguentiaccorgimenti:

-          aumentare gradualmente il numero degli stimoli;

-          variare le possibili soluzioni;

-          modificare il concatenamento degli stimoli;

-          ridurre progressivamente il grado di compatibilità fra stimoli e risposte.


Bibliografia

 

 

Alain, C., Robillard R. (1979). Effect on decision time of the time allowed to complete a response.

Documento non pubblicato, Università di Montréal, Dipartimento di educazione fisica.

Mahlo, F. (1969). L'acte tactique en jeu. Paris, Vigot.

Mariot, J. (1996). Nouvelle approche didactique fonctionnelle. Education
 Physique etsport
, Parte Prima, 258, 57-62, Parte Seconda, 261, 59-64.

Ripoll, H., Bard, C., Paillard, J. & Grosgeorge, B. (1982). Caractéristiques de la centration 
de l'oeilet de la
 tête sur la cible et son rôle dans l'exécution du tir en basket-ball. In: New paths to sportlearning (a cura di Salmela, J.H., Partington & J.T., Orelik, T.), Sport in perspective, 32-36.

Ripoll, H., Papin, J.P. & Simonet, P. (1983). Principes d'organisation de la function visuelle en sport. Le travail humain: L'exploration visuelle dans le travail. 46, I, 163-173.

Ripoll H., Coulibaly (1985). The study of visuo-manual coordination in rapid fire pistol. In: Sportand elite performers (a cura di Landers, D.), The Olympic congress proceeding, Champaign,Illinois, Human Kinetics, 8, 153-162.

Ripoll, H., Fleurance, P. & Cazeneuve, D. (1986). Analyse des comportements exploratoires visuelsdes pongistes de haut niveau. Rapport Insep, ciclostilato, 58 pag.

Ripoll, H. (1987). Stratégies 
oculo-motrices impliquées dans l'execution des habilitéssportives de precision. In: 
Traitement 
des informations visuelles prise de décision et réalisation de l'action en sport 
(a cura di Ripoll, H., Azémar, G.), Parigi, Insep-Publications.


 

Juergen Weineck


Miglioramento dell’umore dovuto alla produzione di endorfine

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Miglioramento dellumore dovuto alla produzione di endorfine

BREVE ESPOSIZIONE RIASSUNTIVA DEI CAMBIAMENTI ADATTATIVI PRODOTTI DALLALLENAMENTO

L’ADATTAMENTO DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE AL MOVIMENTOO ALLE ATTIVITÀ SPORTIVE

Miglioramento dell’umore dovuto alla produzione di endorfine

Questi ormoni svolgono una azione dl miglioramento del umore e diminuzione del dolore , proporzionata al livello di sforzo e ovviamente dalle caratteristiche della persona.

 

Miglioramento dell’attività sensoriale

i nostri sensi rappresentano il presupposto per la raccolta di informazioni dell’ambiente , partecipano in modo decisivo in tutti i processi di apprendimento , l’allenamento ne incrementa l’accuratezza e l’aumento della capacità visiva , rispetto a un soggetto non allenato un’atleta esegue meno ,di quei dei rapidi e impercettibili movimenti (saccadi) degli occhi durante i quali anche se pur per un tempo brevissimo , non vede nulla .

 

Attraverso un’intensa attività cerebrale – ad esempio durante processi intensi di apprendimento cognitivo o motorio – si formano nuove cellule cerebrali (neuroni). Con l’inattività, invece, si può produrre una diminuzione delle cellule nervose inutilizzatate.

 

I muscoli o i gruppi muscoli interessati sono attivati in modo finalizzato, diventa ottimale l’interazione fra agonisti e antagonisti, si riducono al minimo i movimenti accessori e i movimenti riflessi sempre più perfezionati , grazie all’allenamento saporivo migliora l’efficacia di elaborazione dell’informazione di controllo dei movimenti .

 

L'allenamento ottimale - Weineck Jürgen

 

 

www.sportclubvirtus.it

 

 

Ansia e l'apatia pre-gara

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L'ansia la provano tutti quelli che attribuiscono importanza per la prestazione , è una condizione psicofisica che ci ricorda che siamo pronti a gareggiare e serve ad incrementare questa condizione di prontezza di agire.

Quando questa condizione diventa eccessiva per l'individuo avrà l'effetto di inibire le sue prestazioni .Un atleta, si diversifica  dall'altro assumendo un atteggiamento positivo di disponibilità verso la prestazione. Esempio di un riscaldamento corretto e psicoregolatorio: se l'atleta è eccessivamente eccitato, allora il suo tasso adrenalinico, che è l'espressione di un'eccèssiva attivazione psichica, aumenta: il quoziente noradrenalina-adrenalina, quindi, è nega-tivamente troppo basso. In questo caso, per migliorarlo si consiglia di eseguire un riscaldamento lungo e tranquillo - aumentando così il tasso di noradrenalina, indice dello stress fisico - in modo tale che il quoziente venga innalzato fino a un valore positivo per la competizione (da 6:1 a 3:1). Al contrario, se l'atleta invece è apatico, allora si deve ricorrere a un riscaldamento "stimolante", breve e intenso, teso a rendere l'atleta più "aggressivo", che è la strada giusta per arrivare a un quoziente positivo per la gara. Quale sia il corretto valore per un determinato atleta può essere accertato con precisione solo con metodologie di valutazione funzionale, cioè attraverso le relative misurazioni ormonali, ma - con un po' di esperienza - ci si può servire anche della valutazione soggettiva da parte degli stessi atleti. Per assumere un atteggiamento positivo di disponibilità verso la gara, si rende necessaria un'azione educativa a lunga scadenza e finalizzata, tesa a influire sull'atleta. Tale azione si riferisce soprattutto a: la formazione di motivazioni; l'educazione dell'atleta all'autonomia; la convinzione dell'atleta di trovarsi in uno stato di preparazione buono e di poter tenere testa a qualsiasi avversario; la capacità dell'atleta di riuscire a valutare correttamente se stesso e l'avversario e di non essere né troppo sicuro di sé, né troppo ansioso (cfr. AA. VV. 1982, 116). Prima della gara, occorre fare attenzione a che vi sia il tempo sufficiente per prepararsi, immediatamente prima del suo inizio. Nel lavoro di riscaldamento, come è già stato detto, gli atleti eccessivamente febbrili devono prepararsi in modo sufficientemente tranquillo, mentre quelli con un forte stato di apatia devono prepararsi in modo più intensivo rispetto agli atleti che presentano uno normale stato pre-gara (dr. anche Martens et al. 1990). Ogni atleta presenta un suo stato ottimale di eccitazione (attivazione), che va adattato secondo la struttura della sua personalità (sicuro/insicuro di sé; fortemente motivato/apatico; sicuro di vincere/intimorito e così via di seguito).<

bibliografia  Cei Alberto - Allenarsi per vincere

Pugilato Motivazione Sportiva

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Pugilato Motivazione


Pugilato Motivazione Sportiva

 


 

I motivi che spingono a iniziare a fare  Pugilato possono essere diversi , tra cui la voglia di fare qualcosa di nuovo e divertente, l il desiderio di aumentare la propria forma fisica, aumentare l’autostima o di migliorare il proprio status sociale. Ma queste ragioni seppur importanti per dare l’input iniziale, da sole non bastano per essere costanti.

Fattori estrinseci e intrinseci
I modi studiati in psicologia per mantenere la motivazione sono essenzialmente due:
Incentivare estrinsecamente, ovvero attraverso le ricompense esterne;
Incentivare intrinsecamente, ovvero attraverso la crescita personale.
La psicologia dello sport ha studiato attentamente questi due tipi di incentivi, i quali corrispondono ad analoghe motivazioni, ed è arrivata alle seguenti conclusioni.
Motivare intrinsecamente i praticanti è l’incentivo migliore per far si che questi portino avanti con impegno l’attività sportiva.
Al contrario motivare estrinsecamente produce un legame col proprio sport meno saldo; infatti la motivazione estrinseca può far perdere di vista la più forte motivazione intrinseca, facendo diventare più importante il premio che il risultato personale. Ciò che conta non sarà la propria attività sportiva, ma solo il riconoscimento che se ne trae. In questo modo diventa di ugual importanza qualsiasi cosa dia riconoscimenti: non dimentichiamoci che effettivamente vi sono moltissime attività che potrebbero essere intraprese in alternativa ad una faticosa come può essere lo sport.
Detto questo bisogna però tener conto che le gare sportive, come anche le lodi altrui, possono diventare importanti fonti di verifica della propria crescita e del proprio impegno personale, e quindi diventare utili allo sviluppo della motivazione intrinseca.
Sarà importante in questo senso il ruolo dell’allenatore, che dovrà far comprendere al suo atleta il significato del premio.
Per far questo l’allenatore dovrà lodare non per la vittoria, ma per l’impegno e l’abilità dimostrata in un incontro; dovrebbe quindi lodare anche le sconfitte lì dove in queste si sia comunque dimostrato di essere cresciuti come atleti, e allo stesso modo dovrebbe criticare una vittoria lì dove in realtà non si siano dimostrati reali meriti personali, facendo però attenzione a non esagerare, in quanto rimproveri e punizioni tendono a demotivare gli atleti.

Il confronto
E’ importante che l’atleta non consideri la sua crescita in funzione delle sconfitte e delle vittorie, e soprattutto che non si dia come motivazione il dover vincere a tutti i costi. Gli atleti che ragionano in questo modo saranno ansiosi e sono destinati, nel tempo, ad avere sempre meno fiducia in loro stessi, fino ad estinguere totalmente la loro motivazione al successo a causa della paura dell’insuccesso.
Bisogna che invece sia chiaro all’agonista che le gare non dipendono solo da lui, ma anche dalla preparazione dell’altro, dai giudici dal giorno  l’agonista deve considerare la propria crescita rispetto a sé, non rispetto agli altri, e la motivazione deve essere il suo personale accrescimento.
Certo è importante che l’atleta veda come riconducibili a se stesso i propri successi, così come è controproducente che usi la stessa chiave di lettura per gli insuccessi (soprattutto dove queste cause vengano considerate stabili), ma ciò che deve arrivare alla mente dell’atleta è che il successo non è la vittoria, ma l’aver fatto un buon incontro.
Un buon incontro è infatti tale, anche quando è perso, se l’atleta ha realmente dimostrato i suoi miglioramenti, se ha messo in pratica ciò che ha appreso ed ha mostrato un buon impegno e concentrazione.
Arrivare ad avere come metro di paragone unicamente il confronto con se stessi può sembrare un obiettivo complesso, perché le persone tendono a confrontarsi con gli altri: lo sport per definizione è competizione.
Potrebbe per esempio essere utile per gli allenatori chiedere periodicamente ai propri atleti quanto essi si sentano migliorati rispetto a prima. Questo può aiutare le persone ad imparare a leggere i miglioramenti in base a loro stessi e contemporaneamente fa comprendere se si stiano impegnando o meno, correggendo la mancanza di impegno là dove questo tenda a mancare.
Certo il confronto con gli altri può diventare motivante se viene utilizzato come esempio per stimolare l’impegno, ma per arrivare a questo senza rischiare di perdere la passione bisogna che la motivazione interiore sia comunque più forte rispetto al confronto con l’altro.

La tecnica del Goal Setting