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PERIODIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO PUGILATO

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PERIODIZZAZIONE DELL’ALLENAMENTO PUGILATO

L’allenamento moderno, può essere considerato come il crescente
susseguirsi di attività motorie che ha l’obiettivo di innalzare la prestazione
fisica attraverso il potenziamento di funzioni biologiche specifiche che presiedono alla prestazione stessa; una sorta di stimolazione esterna consentita, che sfrutta le ormai note dinamiche con cui le esercitazioni fisiche influiscono sul sistema endocrino, che sollecitato al rilascio ormonale specifico, determina l’adattamento neuro-muscolare ed organico e la conseguente evoluzione delle capacità motorie. Inoltre, tutte queste attività motorie si concretizzano attraverso l’organizzazione dell’esercizio secondo i criteri della quantità, dell’intensità, della forma e dei gradi di difficoltà, tali da favorire l’assimilazione di abilità motorie sempre più complesse ed efficaci.
L’allenamento è quindi l’insieme di tutti gli interventi diretti al miglioramento dei fattori modificabili che influenzano la prestazione per ottenere il migliore rendimento.
Nel Pugilato abbiamo due tipi di allenamento che si integrano e fondono
tra loro, quello mirato “solo” a migliorare le capacità motorie in generale e quello invece mirato all’apprendimento della tecnica, del gesto, del movimento.

Quello detto “sportivo” è maggiormente mirato all’apprendimento di
particolari abilità motorie o tecnico-tattiche e delle capacità motorie generali (apprendimento motorio, controllo e direzione del movimento, adattamento e trasformazione del movimento) e speciali (combinazione di abilità motorie,orientamento, equilibrio, ritmo, reazione, trasformazione e anticipazione). Nell’intento di fondere allenamento sportivo, si cerca di rendere atleta un pugile , un pugile un atleta.

super compensazione

senzatitolom-3

 

Abbiamo detto che sono allenate le capacità condizionali (rapidità, forza,
resistenza, mobilità articolare) e le abilità coordinative (equilibrio, capacità di
differenziazione, orientamento, anticipazione, capacità di adattamento, di
reazione e senso del ritmo).
Il Prof. Carlo Vittori definisce l’allenamento sportivo come “un processo
pedagogico-educativo complesso che si concretizza con l’organizzazione
dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tali da produrre carichi
progressivamente crescenti che stimolino i processi fisiologici di
supercompensazione e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche,
tattiche dell’atleta al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara”.
I fattori sui quali è possibile intervenire sono molteplici, possiamo parlare di:
– allenamento delle capacità fisiche;
– allenamento delle capacità tecniche;
– allenamento delle capacità tattiche;
– allenamento delle capacità psichiche.
L’allenamento è un processo che produce un cambiamento fisico, motorio,
cognitivo e affettivo (Martin, 1977).
Il carico (stimolo allenante) porta a una variazione dell’equilibrio biochimico
dell’organismo (variazione dell’omeostasi, cioè la condizione di ricerca di
stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle
condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori.

Per essere meglio preparato a futuri carichi dello stesso tipo, il corpo reagisce
con un adattamento, dal quale risulta un migliore stato funzionale.
Un esempio è la supercompensazione.
La legge della supercompensazione, o legge dello “stress”, fu enunciata dal
fisiologo canadese Selye.
Per attuare il meccanismo corretto di supercompensazione è necessario che lo
stimolo alienante si ponga entro certe soglie, infatti:
Quindi, la compensazione mira a riportare l’organismo all’equilibrio
omeostatico, mentre la supercompensazione porta l’organismo ad un livello
maggiore rispetto all’equilibrio precedente.
I carichi ovviamente dovranno risultare quantitativamente e qualitativamente
equilibrati, tali da scatenare quei processi biologici di adattamento che nel
tempo instaurano delle risposte sempre più alte allo stimolo dato.
Particolare attenzione va posta ai giusti periodi di recupero tra le varie sedute
d’allenamento, è, infatti, in questa fase che l’organismo ricostituisce le riserve
energetiche e le possibilità funzionali “compromesse” dall’allenamento.
Concedendo un tempo di riposo adeguato, l’organismo svilupperà un
potenziale di lavoro maggiore.
Con un riposo per un tempo troppo lungo si avrebbe un adattamento negativo
che vanificherebbe il lavoro svolto fino a quel momento.
albertopasquinitesimaes

Figura 2: Carico di allenamento e adattamento biologico.

albertopasquinitesimaes-2
che vanificherebbe il lavoro svolto fino a quel momento.

– stimoli blandi e continui creano un iniziale, leggero adattamento in persone
non allenate. Sono inefficaci e peggiorano la condizione generale di forma in
atleti allenati, stimoli di media intensità e continui permettono un momentaneo
mantenimento del livello di efficienza raggiunto che nel tempo tenderà
leggermente a decrescere. Se lo stimolo non subisce, infatti, opportuni
incrementi di intensità e volume, vengono a crearsi delle vere e proprie
“barriere” oltre le quali non è possibile andare;
– stimoli adeguati nell’intensità e volume con un’ottimale programmazione
del numero di allenamenti e recuperi, comportano la migliore situazione di
adattamento-risposta ai carichi;
– stimoli troppo elevati ed errati periodi di recupero (troppo ravvicinati)
peggiorano rapidamente la condizione d’allenamento. In questo caso si può
andare incontro allo stato patologico di sovrallenamento, oltre a possibili
traumi sugli organi e apparati eccessivamente sollecitati.
Stimoli troppo ravvicinati ed intensi possono indurre uno stato patologico vero
e proprio che si riconosce da varie sintomatologie. L’atleta cala vistosamente
nelle prestazioni abituali e si stanca facilmente, presentando una serie di
cambiamenti biologici e psicologici a vari livelli. Questo stato può durare
poche settimane o anche alcuni mesi. Il sovrallenamento è dato non solo da
un’errata metodologia d’allenamento, ma può essere determinato anche dalla
monotonia degli esercizi, da una cattiva alimentazione, da fattori climatici,
oppure da scarso riposo notturno, da un regime di vita non conforme alle
norme sportive, dall’uso di sostanze mediche pericolose, problemi di carattere
personale .

Obiettivi dell’allenamento

I risultati agonistici derivano da un buon lavoro in allenamento.
L’efficienza dell’allenamento dipende da una buona organizzazione e da
un’alta qualità degli esercizi.
Ci sono alcuni principi per la scelta e l’organizzazione degli esercizi di tecnica:
– Innanzitutto la chiarezza dell’obiettivo.
Ogni esercizio deve presupporre un chiaro obiettivo, un compito che dovrebbe
essere tratto dalle esigenze reali della competizione.
Eseguendo l’esercizio si preparano gli atleti a risolvere delle situazioni che si
verificano nella realtà.
È compito dell’allenatore guidare e motivare gli atleti in modo che possano
applicarsi correttamente nell’esercizio e raggiungere l’obiettivo che ci si è
posti.
– Molte ripetizioni e un feedback corretto.
Le ripetizioni ed il feedback (informazioni di verifica), sono gli elementi più
importanti per un efficace allenamento della tecnica. Gli esercizi dovrebbero
proporre molte ripetizioni di ogni fondamentale che viene insegnato.
Tuttavia, solo le ripetizioni eseguite in maniera corretta migliorano il livello
prestativo.
Perciò, l’obiettivo di ogni esercizio deve essere controllabile.
È una buona idea che gli atleti stessi controllino e valutino la realizzazione dell’obiettivo dell’esercizio come un risultato visibile e/o quantificabile delle loro azioni (feedback diretto). Anche l’allenatore deve verificare i risultati, per essere in
grado di dare commenti e correzioni.
– Condizioni simili alla competizione – esigenze adattate.
L’esercizio dovrebbe presentare il più possibile delle condizioni simili al
momento reale, ma dovrebbe anche essere abbastanza semplice da permettere
l’esecuzione corretta del fondamentale che bisogna apprendere o migliorare,
così da raggiungere l’obiettivo e dovrebbe essere simile alla competizione,
soprattutto per quello che riguarda la qualità richiesta nell’esecuzione delle
azioni, la varietà delle esigenze che riguardano le decisioni tattiche e/o
l’esecuzione tecnica.
E’ quindi fondamentale l’importanza psicologica che l’obiettivo ha per gli
atleti, ma per poterlo raggiungere, questo deve essere graduale, cioè
frammentato in obiettivi più piccoli e frazionati nel tempo.
Ecco quindi che si necessita di una “periodizzazione” che, passo dopo passo,
porti al raggiungimento del traguardo finale.

Come ogni processo, l’allenamento implica una continuità nel tempo.
Non si può conseguire tutto in un giorno.
Una volta elaborato un quadro d’insieme, passeremo alla sua periodizzazione, vale a dire alla divisione e programmazione dell’allenamento.
Tale esigenza nasce dal principio che nessuno potrà sostenere il massimo
impegno allenante per tutto l’anno. occorrerà modulare, nel corso dell’anno, periodi di carico e periodi di scarico.

La periodizzazione si propone il raggiungimento della massima forma sportivae quindi il raggiungimento da parte dell’atleta di tutte le sue potenzialità fisiche e psichiche. Va fatta subito una distinzione tra condizione fisica che è determinata dal livello delle capacità funzionali dell’organismo (apparato locomotore, cardiocircolatorio, respiratorio, ecc.) e forma sportiva, che invece è un livello momentaneo raggiungibile solo partendo da una buona condizione fisica e che potremmo definire come quello “stato in cui l’atleta riesce sintetizzare tutte le proprie potenzialità motorie, energetiche e psicologiche e a finalizzarle per uno scopo ben preciso che è quello agonistico, rendendosi disponibile al massimo rendimento sia da un punto di vista fisico che psichico”.
Una razionale applicazione pratica dei principi dell’allenamento e della
periodizzazione permette di ottenere lo stato di forma da uno a tre volte l’anno
e di mantenerlo per il tempo sufficiente al raggiungimento del risultato che ci
si era preposto.
Un’adeguata programmazione, quale che siano le finalità, dovrebbe sempre
prevedere una prima fase di condizionamento generale finalizzato al
miglioramento globale delle prestazioni, alla capillarizzazione, all’ottimale
gestione dei substrati energetici, al miglioramento della forza e della resistenza
generale.
Il condizionamento generale rappresenta una tappa tanto importante quanto più
ci troviamo ad affrontare l’allenamento con soggetti che provengono da lunghi
periodi d’inattività.
Questa fase consente di promuovere l’adattamento non solo in termini
muscolari, ma anche cardiocircolatori e respiratori. Parametri indispensabili
per poi impiantare un adeguato programma d’allenamento.
Successivamente al periodo di condizionamento generale, più lungo per chi è
inattivo da tempo, più breve per atleti o sportivi praticanti, ci si dovrà occupare
di migliorare le capacità maggiormente rilevanti nella boxe . Anche in questa fase con allenamenti finalizzati al miglioramento generale e poi con modalità specifiche.
Al periodo preparatorio seguiranno periodi di allenamento finalizzato al
raggiungimento di un obiettivo e, successivamente, periodi di transizione o
recupero.
Il recupero è un parametro da non sottovalutare mai. Intendendo come
recupero sia quello tra una seduta allenante e l’altra, sia tra un ciclo di grande
intensità di lavoro ed un altro.
In atleti di alto livello potrebbe addirittura insorgere la necessità di inserire
periodi di recupero attivo della durata di mesi o anche di un anno.
Pianificazione dell’allenamento
La pianificazione dell’allenamento è un procedimento per raggiungere un
obiettivo ed è il risultato di esperienze ricavate dalla prassi dell’allenamento e
nozioni ricavate dalla scienza dello sport.
Nella teoria dell’allenamento, pianificare significa elaborare una serie di
allenamenti che abbiano la finalità di raggiungere gli obiettivi che l’atleta si è
prefissato di ottenere alla fine della stagione agonistica. – Uso degli accorgimenti per sviluppare una qualità che si usa in gara.
Ripropongono dei modelli. Adattano la forza sviluppata con i fondamentali
in forza specifica del movimento.
– Specifico o di gara: non sono altro che la ripetizione di gara o frazione di
gara che riproducono gli schemi di movimento della gara stessa.
Normalmente la periodizzazione di un allenamento prevede, come già detto, la
stesura di un programma a medio e lungo termine per quanto riguarda gli
obiettivi finali, poi scomposto in tappe o blocchi.
Tutti gli aspetti della preparazione devono essere allenati con lo scopo di
vincere quegli incontri, senza dimenticare che anche le altre competizioni
hanno valore.
In questa programmazione, all’interno delle varie unità d’allenamento, avremo
carichi di lavoro maggiori o minori secondo le necessità e del momento.
Gli stimoli stressanti cui si sottopone l’atleta in una seduta d’allenamento si
possono riassumere sotto il concetto di carico. Gli adattamenti cui andrà
incontro l’organismo saranno una conseguenza del carico imposto.
Il carico cui è sottoposto l’atleta si suddivide in:
– Carico esterno, che è costituito dall’insieme di stimoli ai quali un atleta si
sottopone in una seduta allenante in funzione del risultato che si vuole
ottenere nel tempo.
– Carico interno, che è costituito dall’effetto del carico esterno
sull’organismo, è la reazione dell’organismo al carico esterno e si
manifesta con i mutamenti fisiologici, biochimici e morfologici, oltre alle
sollecitazioni psichiche ed intellettive.
Due diversi atleti, di fronte allo stesso carico esterno, saranno sottoposti a
diverso carico interno. Nella stessa persona, in momenti diversi, lo stesso
carico esterno può condurre ad un differente carico interno.
Gli aspetti più caratteristici del carico esterno sono i parametri di durata,
volume, intensità, densità, frequenza e difficoltà di esecuzione.
La durata è il tempo cronometrico in cui è applicato il carico (stimolo) detratto
delle pause di recupero.
Per volume si intende la quantità, il numero degli stimoli inerenti allo stesso
esercizio. E’ riferito ad una sommatoria omogenea di carichi come il numero
delle ripetizioni dello stesso gesto.
L’intensità è l’impegno massimo muscolare rispetto alla massima prestazione
possibile, come il numero di ripetizioni possibili del gesto in un determinato
tempo.
La densità è il rapporto tra esecuzione e tempo di recupero. Si esprime in
valori di tempo o in percentuale rispetto alla serie del singolo esercizio o
all’intera seduta d’allenamento.
La frequenza è il numero delle volte che lo stesso stimolo è utilizzato
nell’unita di tempo presa in considerazione (giorni, settimane…).
Inoltre abbiamo la difficoltà esecutiva degli esercizi, cioè il loro grado di
complessità, dato che possono presentare vari livelli di impegno motorio.
Normalmente i più comuni parametri utilizzati sono quelli di volume e
intensità e ovviamente è fondamentale tener conto dell’età, del sesso e del
livello di preparazione dell’atleta.
Volume (quantità) e intensità del carico di allenamento sono in stretta
relazione tra loro condizionandosi a vicenda sia in senso negativo che positivo.
Infatti, fino ad un certo punto possono entrambe aumentare, ma, superata una
determinata soglia, si ha stabilizzazione o addirittura decremento di una delle
due. Questi due parametri dovranno essere tenuti presenti non solo nella
programmazione del lavoro annuale ma anche nei cicli più ristretti, sia mensili
che settimanali.
Nel periodo agonistico, tutta la pianificazione dell’allenamento per l’atleta
agonista acquista un senso solo se finalizzata alle gare più importanti previste
in questo periodo. Bisognerà quindi giungere al periodo fondamentale in
ottime condizioni di forma e di preparazione tecnica al fine di ricevere, in
questa fase, quegli accorgimenti utili al massimo risultato.
In questo periodo il livello della massima prestazione non dovrà essere
ricercato più di una o due volte per gli atleti giovani e due o tre volte per gli
atleti più evoluti. Per i giovani è inoltre consigliabile mantenere a buon livello
le qualità fisiche generali e specifiche senza esagerare con esercitazioni
tecniche specialistiche. Per gli atleti giovani, infatti, gli obiettivi immediati
sono meno importanti e lo scopo principale deve essere quello di alzarne il
livello delle qualità fisiche inserendo gradualmente esperienze agonistiche.
Riposo attivo
Alla fine del periodo agonistico, abbiamo un periodo transitorio detto riposo
attivo ovvero di lavoro molto ridotto rispetto al periodo precedente, senza però
tralasciare le esercitazioni fondamentali che garantiscono il mantenimento
delle potenzialità acquisite.
È il periodo in cui si cerca di smaltire la fatica fisica e psichica accumulate in
tutto l’arco della periodizzazione, mantenendosi però nelle condizioni di poter
riprendere un lavoro impegnativo per imminente stagione, senza perdite di
tempo, anzi garantendosi una condizione fisica ideale a ulteriori incrementi di
carico e di risultato.
Va evitato il riposo assoluto in quanto facilita la perdita di quanto acquisito e
ritarda i tempi di ripresa per le tappe future.

Bibliografia

L'allenamento ottimale 

Di  Jürgen Weineck (Autore), P. Bellotti (a cura di), M. Gulinelli (Traduttore)

 

 

 

 

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